Il senso di una fine
“Noi
prendevamo tutto alla leggera – dice di lui il protagonista, Tony Webster –
tranne le poche volte che decidevamo di prendere una cosa sul serio. Lui
prendeva tutto sul serio, tranne le poche volte che decideva di prendere una
cosa alla leggera”.
La fuga ha preso la forma della rinuncia
«la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la
storia che ne abbiamo raccontato».
Si arriva alla fine della vita, no, non della
vita in sé, ma di qualcos’altro: alla fine di ogni probabilità che qualcosa
cambi. Ci viene concesso un lungo momento di pausa, quanto basta a rivolgerci
la domanda: che altro ho sbagliato?
Nella lettera che aveva lasciato a beneficio del
coroner, Adrian dava conto delle sue ragioni: la vita è un dono elargito non a
seguito di una qualsivoglia richiesta; l’essere pensante ha il dovere
filosofico di esaminare sia la natura dell’esistenza, sia le condizioni in cui
essa si manifesta;
Quello che ti è impossibile è guardare avanti e
immaginare te stesso che guarda indietro dal punto che avrai raggiunto nel
futuro. Conoscere le emozioni nuove portate dal tempo. Scoprire, ad esempio,
che con il ridursi del numero dei testimoni della tua esistenza tende a
diminuire l’avvaloramento, e di conseguenza la certezza, di ciò che sei o sei
stato. Se anche hai documentato ogni cosa in modo sistematico, in forma di
immagini, suoni, parole, puoi d’improvviso scoprire di avere sbagliato la
modalità di registrazione dei fatti. Com’era la battuta di Adrian? “ La storia
è quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria
incontrano le inadeguatezze della documentazione”.
“ La storia è quella certezza che prende
consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze
della documentazione”.
Leggo ancora parecchia storia e, va da sé, mi
sono tenuto al corrente dei grandi eventi contemporanei alla mia vita.: la
caduta del Comunismo, la signora Thatcher, l’11 Settembre, il riscaldamento
globale. L’ho fatto con il normale miscuglio di ansia, paura e cauto ottimismo.
Ma senza mai riuscire a considerarli con la stessa fiduciosa sicurezza con la
quale guardo ai fatti di storia greca e romana, o dell’Impero Britannico, o
della Rivoluzione sovietica. Può darsi che mi senta più tranquillo sulla storia
sulla quale si è grosso modo raggiunto un accordo.
Il tempo però … ah, come può trascinarci alla
deriva e confonderci le idee. Credevamo di avere raggiunto la maturità quando
ci eravamo soltanto messi in salvo, al sicuro. Fantasticavamo sul nostro senso
di responsabilità, non riconoscendolo per quello che era, cioè vigliaccheria.
Ciò che abbiamo chiamato realismo si è rivelato un modo per evitare le cose ben
più che per affrontarle. Già, il tempo ci riserva … il tempo necessario a farci
percepire le nostre più salde risoluzioni come traballanti, le nostre certezze
come capricci momentanei.
"Quanti luoghi comuni ci portiamo appresso
con disinvoltura, dico bene? Ad esempio, che il ricordo corrisponda alla somma
di evento più tempo trascorso. E invece funziona in modo molto più strano di
così: non so più chi ha detto che il ricordo è ciò che pensavamo di aver
dimenticato."
"La mia esistenza si è sviluppata o
solo accumulata?"
Non è affatto vero che la storia è fatta delle
menzogne dei vincitori. È fatta più dei ricordi dei sopravvissuti, la maggior
parte dei quali non appartiene né alla schiera dei vincitori né a quella dei
vinti.
Tony Webster è il classico
signore inglese che conduce una vita tranquilla e appartata.
... un narratore non è
mai del tutto attendibile, soprattutto se anziano.
Tony Webster non è una cattiva persona, ma
neanche una figura straordinaria. È un mediocre, come lui stesso ammette nelle
prime pagine del romanzo, e della mediocrità ha fatto il suo rifugio.
... l’indeterminatezza
della memoria. Nulla è certo, soprattutto ciò che è stato. Ogni evento ha più
versioni e nessuna di queste è una verità oggettiva.
Ogni personaggio, perciò, ricostruisce la propria
storia attraverso i frammenti che ha scelto di mantenere, giustificando,
rimuovendo,nascondendo, falsificando, eliminando tutto quello che poteva creare
dolore.
Cos’è la giovinezza? Cosa si perde, invecchiando?
Dove finiscono le nostre illusioni? Quand’è il momento in cui capiamo che le
cose non solo non sono andate come pensavamo, ma che non c’è più il tempo di
cambiarle?
Credo tuttavia di avere attitudine alla
sopravvivenza, all’autoconservazione. Forse è questo che Veronica chiamava
codardia e io definivo essere pacifici.
“Il dolore ti rovescia lo stomaco, ti toglie il respiro, riduce l’apporto di sangue al cervello; il lutto sospinge in una
direzione nuova.”
E non credo nemmeno che ci rincontreremo con chissà quali fattezze
smaterializzate. Sono convinto che chi è morto è morto.
“Ciascuno saprà di essere mortale,
senza possibilità di resurrezione, e accetterà la morte con fierezza e tranquillità,
come un dio. Il suo orgoglio gli
insegnerà che è inutile stare a lamentarsi del fatto che la vita sia solo
un attimo, ed egli amerà suo fratello senza
alcuna promessa di ricompensa.”
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
E poi, il senso di solitudine:
non nella forma grandiosa che avevi immaginato, non il singolare martirio della
vedovanza, no, giusto il senso di solitudine.
Ti aspetti un fenomeno di
portata pressoché geologica – la vertigine sull’abisso di un canyon –
ma non è cosí; è solo infelicità, regolare come il tran
tran di un lavoro.
Ne esci come un gabbiano da una marea nera; sporco di petrolio.
“Che ne sapevo io della vita, io che ero sempre vissuto con tanta cautela? Che non avevo mai
vinto né perso, ma avevo lasciato che la vita mi succedesse? Io che avevo
avuto le ambizioni di tanti, ma che mi ero ben presto rassegnato a non vederle realizzate? Che avevo evitato il dolore e l’avevo
chiamato attitudine alla sopravvivenza? Che avevo pagato conti e bollette, che ero
rimasto in buoni rapporti con tutti il piú a lungo possibile; io, per cui estasi e disperazione erano diventati da molto tempo giusto parole lette una volta
nei libri? Uno i cui rimproveri a se stesso non lasciavano mai il segno?”
“La vita era il gatto che trascina il
pappagallo per la coda giú per le scale facendogli battere la testa a ogni
gradino.”
“Quando si è giovani si
vogliono provare sentimenti simili a quelli di cui leggiamo nei libri. Passioni che ti
sconvolgono la vita, che creano e definiscono una realtà nuova. Piú tardi vogliamo dai sentimenti qualcosa di piú pratico e modesto: che siano di sostegno alla
nostra vita per come è diventata e si manifesta.”
“Un’anima può essere distrutta in
uno dei seguenti tre modi: attraverso ciò che ti fanno gli altri; attraverso
ciò che gli altri ti costringono a fare di te stesso; e
attraverso ciò che tu stesso decidi di farti. Ognuno di questi metodi è di per
sé sufficiente; certo, in presenza di tutti e tre, il risultato è
impareggiabile.”
“L’arte appartiene a tutti e a nessuno. L’arte
appartiene a tutti i tempi e a nessun tempo in particolare. L’arte appartiene a
chi la produce e a chi l’assapora. L’arte non appartiene più al Popolo e
al Partito di quanto una volta appartenesse all’aristocrazia e ai mecenati. L’arte è il mormorio della storia, udibile al di là
del rumore del tempo.”
“Non c'è soltanto la vita che conosciamo. Né solo
la vita che siamo riusciti a nascondere. Non ci sono
soltanto le varie menzogne sulla vita, alcune delle quali ormai non
possono più essere messe in dubbio. C'è anche la vita che non è stata vissuta.”
“Non occorre partecipare: la felicità risiede nell’immaginazione, non nell’atto.”
“Quando si è giovani, si preferiscono i
mesi volgari, le stagioni piene. Invecchiando si impara ad apprezzare i periodi intermedi, quei mesi che non si sanno decidere. Forse è un modo
per ammettere che le cose non potranno mai piú avere la stessa certezza. O forse soltanto un
modo di ammettere che preferiamo i traghetti vuoti.”
“Forse il mondo non progredisce
maturando, bensí mantenendosi in uno stato di perenne adolescenza, di emozionata curiosità.”
“La vita è di una precisione
assoluta; si soffre nell’esatta misura di quanto vale la perdita, perciò si finisce
per affezionarsi al dolore.”
“Soltanto tempo e lavoro possono lenire il lutto.”
“Metti insieme due persone che insieme non sono mai state; a volte il mondo cambia e a
volte no. Può darsi che si schiantino e prendano fuoco, o che prendano fuoco e
si schiantino. Ma a volte, invece, ne nasce qualcosa di nuovo, e allora
il mondo cambia. ”
“Se è vero che possiamo elevarci, allo stesso
modo rischiamo di precipitare. Non sono molti gli atterraggi morbidi.”
“Siamo creature destinate al piano orizzontale, a vivere coi piedi
per terra, eppure – e perciò – aspiriamo a elevarci.”
“La vita non è solo fatta di somme e
sottrazioni. C’è anche l’accumulo, la moltiplicazione delle perdite, dei fallimenti.”
“La cura per la solitudine è stare da soli.”
“La storia che ci succede
sotto il naso dovrebbe essere per noi la piú
chiara, e invece risulta la piú deliquescente.”
“I sogni sono una fonte immancabile di consolazione.”
“Credevamo di aver raggiunto la maturità quando
ci eravamo soltanto messi in salvo, al sicuro. Fantasticavamo sul nostro senso di responsabilità, non riconoscendolo per quello che era, e cioè vigliaccheria. Ciò che abbiamo chiamato realismo si è rivelato un modo per evitare le cose, ben piú che affrontarle.”
“Ciò che finisci per ricordare non è sempre la
stessa cosa di cui sei stato testimone.”
“Procediamo a casaccio, prendiamo la vita come viene, ci costruiamo a
poco a poco una riserva di ricordi. Ecco il problema dell’accumulo.”
“C’è differenza tra addizione e crescita.”
“Soltanto un primordiale istinto narrativo, a sua
volta palese strascico delle religioni, impone
retrospettivamente un senso a ciò che è o
non è accaduto.”
“La storia non è ciò che
è successo. La storia è solo quello che gli storici ci dicono.”
“Come ogni cambiamento storico o politico prima o poi
delude, cosí succede con il diventare adulti. Con
la vita.”
“Da giovani, ci inventiamo un
futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli
altri.”
- Quando uno è troppo intelligente, secondo me
rischia di perdere la testa, se non sta attento.
Adrian pensava in modo logico e agiva in
conseguenza del pensiero logico elaborato. Là dove la maggior parte di noi,
temo, tende a fare il contrario: prendiamo d’impulso una decisione e ci
costruiamo sopra un’infrastruttura di ragionamento che possa giustificarla.
Il risultato poi lo definiamo buonsenso.
...il romanzo di Barnes
– giocato sul filo di unione fra letteratura e filosofia
“lascia intendere, non
esiste o, se davvero esiste, resta inconoscibile”.
Veronica esprime
l’impossibilità di conoscenza oggettiva (che ovviamente manca anche a lei)
ripetendo più volte in dialoghi duri e allusivi un tremendo “Ma proprio non ci
arrivi” – “You don’t get it. You never did”.
Certo, siamo sempre,
come detto, nella sfera soggettiva, perché siamo esseri capaci di conoscenze
parziali.
“Il ricordo è ciò che pensavamo di aver
dimenticato. Inoltre dovrebbe apparirci ovvio come il tempo non agisca affatto
da fissativo, quanto piuttosto da solvente”.
Spesso le persone e la realtà non sono come noi
le vediamo, ma pur avendo una loro oggettività questa il più delle volte ci
sfugge.
Tony, invece, si è lasciato scorrere addosso la
vita come gli è capitata, ma tutto sommato gli sta bene proprio così.
Tony Webster, sessantenne in pensione, dalla
vita simile allo scorrere di un fiume tranquillo, con la tendenza a quel senso
di autoconservazione che permette proprio a chi è mediocre di vivere
un’esistenza quieta e senza estremi turbamenti o dolori.
“La nostra vita non è la nostra vita ma la
storia che ne abbiamo raccontato”.
C’è inoltre, come scriveva Adrian, anche il
problema dell’accumulo, della moltiplicazione delle perdite e dei fallimenti,
proprio come si era verificato per alcuni protagonisti della storia. Anche se
Tony ha l’occasione di volger lo sguardo sull’espressione di tale formula
matematico - esistenziale, di cui lui costituisce uno degli elementi, ora è
troppo tardi. Si è arrivati non alla fine di una vita ma “alla fine
della probabilità che qualcosa cambi”. Rimangono tristezza, rimorso e,
poi, il tempo inquieto.
“ricordi approssimati che il tempo ha
deformato in certezze”
Anthony Webster è il tipico “uomo senza
qualità”, con una spiccata “attitudine all’autoconservazione”, arrivato alla
“fine di ogni probabilità che qualcosa nella vita cambi”. Ha sempre vissuto
nella media.
...ci fa capire come certi ricordi siano
abbelliti o peggio falsificati dalla memoria.
“romanzo filosofico”
Quanto ci si può fidare dei propri ricordi?
“Con quale frequenza raccontiamo la storia
della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici?
E più avanti si va negli anni, Meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a
noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra
vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli
altri, ma soprattutto noi stessi”.
...mi inventai una serie di idee che chiamavo
«progetti», probabilmente per farli apparire più realizzabili. Nessuno approdò
mai a nulla. Beh, non ha importanza e, comunque, non c’entra con questa storia.
Ma ti ritrovi a ripetere «Crescono cosí in
fretta, eh?» quando quello che intendi in realtà è: oggi il tempo per me scorre
più veloce.
...ormai avevo il mio tran tran e cominciavo ad
apprezzare la solitudine.
Una vita come un’altra, no? Qualche successo,
qualche delusione. Personalmente, mi è sembrata interessante, anche se non
troverei né disdicevole né sorprendente se qualcuno non la pensasse cosí. In un
certo senso, forse Adrian sapeva quel che faceva. In ogni caso io non mi sarei
perso la mia vita per tutto l’oro del mondo, mi spiego?
Sono sopravvissuto. Come si dice, «vivere per
raccontarla», giusto? Non è affatto vero che la storia è fatta delle menzogne
dei vincitori, come sostenni una volta disinvoltamente, con il vecchio Joe
Hunt; adesso lo so. È fatta più dei ricordi dei sopravvissuti, la maggior parte
dei quali non appartiene né alla schiera dei vincitori né a quella dei vinti.
Scoprire, ad esempio, che con il ridursi del
numero di testimoni della tua esistenza tende a diminuire l’avvaloramento, e di
conseguenza la certezza, di ciò che sei o sei stato.
...la storia che ci succede sotto il naso
dovrebbe essere per noi la più chiara, e invece risulta la più deliquescente.
Quando si è giovani, chiunque superi i trent’anni
ci sembra di mezza età, chiunque superi i cinquanta, decrepito. E il passare
del tempo ci conferma che non sbagliavamo di molto. Le piccole differenze
d’età, cosí significative e palesi da giovani, perdono rilevanza. Si finisce
con l’appartenere alla stessa grande famiglia, quella dei non-più- giovani.
Quanti luoghi comuni ci portiamo appresso con
disinvoltura, dico bene? Ad esempio, che il ricordo corrisponda alla somma di
evento più tempo trascorso. E invece funziona in modo molto più strano di cosí.
Non so più chi ha detto che il ricordo è ciò che pensavamo di aver dimenticato.
Inoltre dovrebbe apparirci ovvio come il tempo per noi non agisca affatto da
fissativo, ma piuttosto da solvente. Solo che credere questo non conviene, non
serve; non aiuta a tirare avanti; perciò fingiamo di non saperlo.
Purtroppo ogni giorno che passa la mia memoria
diventa sempre di più un meccanismo capace solo di ripetere dati apparentemente
veritieri, con uno scarto di variazione minimo. Ho rovistato nei ricordi, ho
atteso, ho cercato con l’astuzia di portare la memoria a seguire una pista
diversa. Niente da fare.
Per quanto mi sforzassi - e non ci riuscivo
granché - raramente mi ritrovavo a fantasticare su un’esistenza segnatamente
diversa da quella che è stata la mia. Non credo si tratti di rassegnazione;
forse più di una mancanza di fantasia, di pretese, chissà. Suppongo la verità
sia che, sí, in effetti, non sono stato abbastanza eccentrico da non fare le
cose che nella vita ho finito per fare.
Volete sapere una cosa che mi fa paura? Essere un
vecchio ricoverato in ospedale e ritrovarmi circondato da infermiere mai
conosciute che mi chiamano Anthony o, peggio ancora, Tony. È l’ora della tua
punturina, Tony. Su, Tony, da bravo, un’altra cucchiaiata. L’hai fatta tutta,
Tony?
Res ipsa loquitur è una locuzione latina spesso utilizzata in ambito legale, che
significa, letteralmente, "la cosa parla da sola", per
riferirsi a cose e fatti evidenti, manifesti.
Ma sono comunque gli occhi che continuiamo a
guardare, no? È negli occhi che abbiamo incontrato l’altro ed è lí che ancora
lo troviamo.
All’improvviso mi sembra che una delle differenze
tra la gioventù e la vecchiaia potrebbe essere questa: da giovani, ci
inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per
gli altri.
Ma se nostalgia significa il ricordo potente di
un’emozione forte, e il rimpianto di non ritrovare più sensazioni del genere
nella vita, allora mi dichiaro colpevole.
D’altra parte perché mai l’età dovrebbe
addolcirci? Se è vero che la vita non è obbligata a promuovere il merito,
perché dovrebbe preoccuparsi di fornirci calore e conforto verso la fine? A
quale scopo evoluzionistico può mai servire la nostalgia?
Applicare i principi della logica alla condizione
umana è forse in sé e per sé un sistema destinato al fallimento? Che cosa
accade in una catena di argomenti quando ogni anello è fatto di metalli dotati
di frangibilità diverse?
E proprio come gli atleti spesso reagiscono alla
vittoria con un curioso miscuglio di incredulità, fierezza e modestia - Sí, è
vero ci sono riuscito, ma come? da solo? grazie a qualcun altro? o con l’aiuto
di Dio?
Procediamo a casaccio, prendiamo la vita come
viene, ci costruiamo a poco a poco una riserva di ricordi. Ecco il problema
dell’accumulo.
La mia esistenza si era sviluppata, o solo
accumulata?
«Dunque, ad esempio, se Tony.»
Sí, certo, se Tony avesse avuto una visione più
chiara delle cose, se avesse agito con maggior risolutezza, se avesse aderito
di più a un codice di valori etici, se si fosse adattato con meno passiva
pacificazione a ciò che in un primo momento chiamò essere felice e più tardi
sapersi accontentare. Se Tony non avesse avuto paura, non avesse contato
sull’approvazione degli altri per costruire la propria approvazione di sé.
e cosí via, lungo un succedersi di periodi ipotetici destinati ad approdare a
quello finale: dunque, ad esempio, se Tony non fosse stato Tony.
Time Is on My Side
Brano di The Rolling Stones ‧ 1964
Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is
Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is
Adesso dici sempre
Now you always say
Che vuoi essere libero
That you want to be free
Ma tornerai correndo indietro (ho detto che l'avresti fatto, tesoro)
But you'll come running back (said you would baby)
Tornerai correndo (l'ho detto tante volte prima)
You'll come running back (I said so many times before)
Tornerai di corsa da me
You'll come running back to me
Sì, il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Yeah, time is on my side, yes it is
Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is
Stai cercando i bei momenti
You're searching for good times
Ma aspetta e vedrai
But just wait and see
Tornerai di corsa (ho detto, non preoccuparti tesoro)
You'll come running back (I said, don't worry darling)
Tornerai correndo (trascorrerò il resto della mia vita con te, tesoro)
You'll come running back (spend the rest of my life with you, baby)
Tornerai di corsa da me
You'll come running back to me
Vai avanti tesoro, vai avanti
Go ahead baby, go ahead
Vai avanti e illumina la città
Go ahead and light up the town
E tesoro, faccio tutto ciò che il tuo cuore desidera, ricordalo
And baby, I do anything your heart desires, remember
Sarò sempre in giro
I'll always be around
E lo so, lo so
And I know, I know
Come ti ho già detto tante volte
Like I told you so many times before
Tornerai
You're gonna come back
Sì, tornerai, tesoro
Yeah, you you're gonna come back baby
Bussando, sì, bussando proprio alla mia porta
Knockin', yeah, knocking right on my door
SÌ
Yes
Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is
Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is
Perché ho trovato il vero amore
'Cause I got the real love
Il tipo di cui hai bisogno
The kind that you need
Tornerai correndo (sapevo che un giorno lo avresti fatto)
You'll come running back (I knew you would one day)
Tornerai correndo (come ti ho detto prima)
You'll come running back (like I told you before)
Tornerai di corsa da me
You'll come running back to me
Sì, il tempo, il
tempo, il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Yeah, time, time, time is on my side, yes it is
Ho detto, il tempo, il tempo, il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
I said, time, time, time is on my side, yes it is
Ho detto, il tempo, il tempo, il tempo è dalla mia parte
I said, time, time, time is on my side
«Vengo a Londra domani, ci vediamo alle 3 a metà
del Wobbly Bridge».
Millennium Bridge
La costruzione cominciò verso la fine del 1998, ma i maggiori lavori iniziarono il 28 aprile del 1999. Il costo
dell'opera fu di 18,2 milioni di sterline, 2,2 milioni al di sopra del preventivo proposto. Fu aperto al pubblico
il 10 giugno del 2000, 2 giorni più tardi del previsto, ma inaspettate oscillazioni fecero sì che dovesse essere chiuso già il 15 giugno, ossia 5
giorni dopo l'apertura. Queste oscillazioni erano prodotte dal gran numero di
persone: 90.000 il primo giorno e più di 2.000 in contemporanea. Le prime
piccole oscillazioni portavano, o addirittura obbligavano, i pedoni a camminare
in maniera sincronizzata con l'oscillazione, creando così un fenomeno di risonanza, che si manifestava anche
quando il ponte era poco frequentato, ad esempio all'inizio della giornata. A
causa di queste oscillazioni il ponte si guadagnò l'appellativo di Wobbly
Bridge (ponte instabile).
Il Wobbly Bridge è il nuovo ponte pedonale sul
Tamigi: collega la cattedrale di St Paul alla Tate Modern Gallery. Nei primi
tempi dopo l’inaugurazione tendeva a oscillare un po’ - vuoi per il vento, vuoi
per la massa di persone che ci passava sopra, o per entrambe le ragioni - e i
commentatori britannici
schernirono debitamente architetti e ingegneri
sostenendo che non sapevano quel che si facevano. Personalmente lo trovavo
bellissimo. E mi piaceva che traballasse. Mi sembrava che ci facesse bene ogni
tanto ricordare l’instabilità del terreno che avevamo sotto i piedi. Dopodiché
lo aggiustarono e smise di traballare, ma il soprannome è rimasto - almeno
finora.
Strano, come ci rimanga impressa per sempre la
postura tipica di una persona.
la seguii a qualche passo di distanza fino a una
panchina vuota che si affacciava sul Tamigi. Non avrei saputo distinguere la
direzione della corrente, perché un vento teso di traverso agitava la
superficie dell’acqua. Il cielo sopra di noi era grigio. C’erano pochi turisti;
ci è passato accanto un rumoroso pattinatore.
....chi è che ha parlato della «piccolezza delle
passioni che l’arte ingigantisce»?
Ricordo un periodo verso la fine dell’adolescenza
in cui mi ubriacavo mentalmente di prospettive avventurose. Ecco come sarò da
adulto. Andrò in quel paese, farò questo, scoprirò quello, mi innamorerò di
lei, e poi di lei, di lei e di lei. Vivrò come da sempre vive la gente nei
romanzi. Quali romanzi, non mi era chiaro, ma sapevo per certo che passione e
pericolo, estasi e disperazione (ma sempre seguita da altra estasi,
intendiamoci) non sarebbero mancati. Comunque… chi è che ha parlato della
«piccolezza delle passioni che l’arte ingigantisce»? Ci fu un momento quando
ero ormai prossimo ai trenta, in cui dovetti riconoscere lo spegnersi
definitivo di ogni ipotesi avventurosa. Non avrei mai attuato le imprese
sognate da ragazzo. In compenso, tosavo il prato di casa, andavo in vacanza,
facevo la mia vita.
Il tempo però… ah, come può trascinarci alla
deriva e confonderci le idee.
Credevamo di aver raggiunto la maturità quando ci
eravamo soltanto messi in salvo, al sicuro.
Ciò che abbiamo chiamato realismo si è rivelato
un modo per evitare le cose, ben più che affrontarle.
Già, il tempo ci riserva… il tempo necessario a
farci percepire le nostre più salde risoluzioni come traballanti, le
nostre certezze come capricci momentanei.
Ad esempio al fatto che quando siamo giovani e
sensibili, siamo anche più cattivi che mai; mentre, con il rallentarsi del
sangue nelle vene, quando la sensibilità delle cose è meno acuta, e noi più
corazzati e più capaci di tollerare le ferite, diventiamo anche più attenti a
non far male. Oggi come oggi, potrei cercare di irritare Veronica, ma non mi
sognerei mai di scorticarla viva.
Medio nella vita, nella verità; moralmente nella
media.
Il carattere delle persone si sviluppa nel tempo?
Nei romanzi, naturalmente, sí: altrimenti non ci sarebbe storia. Ma nella vita?
A volte me lo chiedo. Cambiano i nostri atteggiamenti, le nostre opinioni,
assumiamo nuove abitudini e nuove bizzarrie; ma è un’altra cosa, un fatto più
decorativo. Forse il carattere è simile all’intelligenza, anche se raggiunge il
suo picco massimo leggermente più tardi, diciamo, tra i vent’anni e i trenta.
Dopodiché, non ci schiodiamo più da lí. Siamo soli. Se cosí fosse, si
spiegherebbero parecchie esistenze, non vi pare? Nonché, se il termine non
risulta troppo solenne, la nostra tragedia.
«Il problema dell’accumulo», aveva scritto
Adrian.
Caro Adrian - o meglio, Cari Adrian e Veronica
(salve, Troia, e benvenuta a bordo della lettera), beh, quel che è certo è che
siete fatti l’uno per l’altra, perciò vi auguro tanta felicità. Spero che vi
invischiate tanto da rendere il reciproco danno permanente. Spero che possiate
rimpiangere il giorno in cui vi ho fatti incontrare. E spero che quando vi
lascerete - perché è inevitabile che succeda, vi do tempo sei mesi, che la
vostra comune presunzione trasformerà in un anno, col che vi incasinerete anche
di più, ve lo garantisco - dobbiate affrontare un’intera vita di amarezza che
avvelenerà tutti i vostri rapporti successivi. Una parte di me si augura che
facciate un figlio, perché credo ciecamente nella vendetta del tempo, già, per
la generazione prossima e quella a seguire. V. alla voce Arte classica. La
vendetta però deve colpire le persone giuste, vale a dire voi due (che non
siete certo personaggi da tragedia classica, bensì scarabocchi da giornale a
fumetti). Quindi mi rimangio l’augurio. Sarebbe ingiusto infliggere a un feto
innocente la disgrazia di scoprire che è frutto dei vostri lombi, e qui vi
prego di scusare il mio linguaggio poetico. Perciò, Veronica, continua pure a
infilargli Durex sull’uccello striminzito. O non l’hai ancora lasciato arrivare
fino a lí?Ma bando ai convenevoli. Ho un certo numero di cosette da dire a
ognuno dei due.Adrian: naturalmente avrai constatato che lei è di quelle che te
la promettono ma non te la danno, anche se immagino tu ti sia raccontato la
palla che sta lottando con i suoi Saldi Principi, che tu, in quanto filosofo,
cercherai di farle superare con l’ausilio della tua materia grigia. Se ancora
non te l’avesse data, ti suggerisco di mollarla, e te la ritroverai in casa con
le mutande bagnate e una confezione da tre, smaniosa di concludere. Ma la sua
provocazione sessuale è anche metaforica, perché lei è una che ti manipola
l’anima senza concederti la sua. La diagnosi esatta - peraltro variabile a
seconda del giorno della settimana - la lascio agli strizzacervelli; mi limito
a segnalarti la sua incapacità di immaginare i sentimenti o le emozioni
profonde di chiunque. Perfino sua madre mi aveva messo in guardia. Se fossi in
te, mi farei una chiacchierata con mammina, le chiederei di eventuali
violazioni subite in passato. Va da sé che dovrai fare tutto ciò di nascosto da
Veronica, perché lo sa Iddio che razza di maniaca del controllo sia la nostra
amica. Oh, ed è pure una snob, come non puoi non sapere, e ti ha considerato
giusto perché tra non molto potrai fregiarti di una laurea a Cambridge. Ti
ricordi quanto disprezzavi Fratello Jack e i suoi amici chic? È questa la gente
che vuoi frequentare, adesso? Non te lo scordare, comunque: dalle tempo e ti
guarderà dall’alto in basso, come ha fatto con me.Veronica: interessante,
quella lettera comune. La tua perfidia combinata alla sua saccenteria.
Congratulazioni: un bel matrimonio di talenti. Il tuo complesso di superiorità
sociale contro il suo di superiorità intellettuale. Non credere però di poter
mettere nel sacco Adrian come, per un po’, hai fatto con me. La tua tattica mi
è chiara: isolarlo, tagliarlo fuori dalla cerchia dei vecchi amici, renderlo
dipendente da te, ecc., ecc. Può funzionare, a breve termine. Ma che succede a
lungo andare? Tutto sta a vedere se riesci a farti mettere incinta prima che si
accorga che sei una palla. Se poi dovessi riuscire a pinzarlo, preparati a una
vita accanto a qualcuno che ti correggerà qualsiasi pensiero, pedante da quando
vi sedete a colazione e, sotto sotto, annoiato dalle tue pose e dalle tue
grazie. Personalmente, non posso nuocerti, ora come ora, ma ci penserà il
tempo. Sarà il tempo ad avere l’ultima parola. È sempre cosí.Ricevete pertanto
i miei più sentiti auguri, e possa una pioggia acida cadere copiosa sulle
vostre sante e indissolubili teste.Tony
L’impressione è questa, comunque. La vita non è
solo fatta di somme e sottrazioni. C’è anche l’accumulo, la moltiplicazione
delle perdite, dei fallimenti.
5.4 Il problema dell’accumulo. Se la vita è una
scommessa, quale forma assume la giocata? Nell’ambiente ippico, si chiama
sistema ad accumulo una giocata che trasferisce le vincite ottenute su un
cavallo alla puntata sul successivo pronostico.
5.5 Pertanto a) Fino a che punto è possibile
definire le relazioni umane in base a una formula logica o matematica?E b)
Qualora sia possibile, quali segni dovremo sistemare tra i numeri interi? Il
più e il meno, tautologicamente; talvolta il per e, sí, anche il diviso. Ma
questi segni hanno un limite. Così facendo, una relazione completamente
fallimentare potrebbe essere espressa sia in termini di perdita/meno sia di
riduzione/diviso, arrivando a un risultato pari a zero; mentre una relazione
riuscita può essere rappresentata come addizione e moltiplicazione. Ma che dire
della maggior parte delle altre? Non hanno forse bisogno di esprimersi in
termini improbabili sotto il profilo logico e irresolubile sotto quello
matematico?
5.6 Pertanto, come potremmo esprimere un accumulo
che contenga gli interi b, a1, a2, s, v? b = s - vx+ a1 oppure a2+ v + a1x s = b?
5.7 O si tratta forse di un approccio errato alla
questione e alla rappresentazione dell’accumulo? Applicare i principi della
logica alla condizione umana è forse in sé e per sé un sistema destinato al
fallimento? Che cosa accade in una catena di argomenti quando ogni anello è
fatto di metalli dotati di frangibilità diverse?
5.8 E se «anello» fosse una metafora non
applicabile?
5.9 Ma supponendo che invece lo sia, se un anello
si spezza, come si rintraccia la causa di tale rottura? Osservando gli anelli
immediatamente vicini al punto di rottura, oppure «l’intera catena»? Ma cosa
intendiamo per l’intera catena? Quanto si estendono i limiti della
responsabilità?
6.0 Oppure potremmo ridurre il campo di analisi
delle responsabilità e distribuirle in modo più esatto. E non utilizzare
equazioni e numeri interi, bensì esprimere la questione facendo ricorso alla
tradizionale terminologia narrativa. Dunque, ad esempio, se Tony
...quando hai vent’anni, pur essendo confuso e
dubbioso sulle tue mire e aspirazioni, hai comunque forte il senso di cosa sia
la vita e di cosa tu sia o possa diventare, in quella vita. Dopo, beh, dopo ci
sono più incertezze, più sovrapposizioni, marce indietro, falsi ricordi. Da
giovane sei in grado di ricordarti la tua breve esistenza tutta intera. Più
tardi la memoria si riempie di toppe e brandelli. È un po’ come la scatola nera
degli aerei, che registra quel che accade in caso di incidente. Se non succede
nulla, il nastro si cancella da sé. Perciò, se davvero precipiti, è chiaro
perché l’hai fatto; ma se non vai giù, allora il giornale di bordo del tuo
viaggio si fa assai meno limpido.
Certe volte penso che lo scopo dell’esistenza sia
quello di riconciliarci, per sfinimento, con la sua perdita finale,
dimostrandoci che, indipendentemente dal tempo che ci vorrà, la vita non è
affatto all’altezza della propria fama.
Quando si è giovani - parlo per me almeno - si
vogliono provare sentimenti simili a quelli di cui leggiamo nei libri. Passioni
che ti sconvolgono la vita, che creano e definiscono una realtà nuova. Più
tardi, mi pare, vogliamo dai sentimenti qualcosa di più pratico e modesto: che
siano di sostegno alla nostra vita per come è diventata e si manifesta.
Vogliamo che ci garantiscano che va tutto bene.
...ma, da un certo momento in poi, la vita offre
varianti penosamente limitate.
...con aria saccente avevo dichiarato che la
storia era fatta delle menzogne dei vincitori? «Non dimentichi comunque che è
fatta anche delle illusioni dei vinti». Ce ne ricordiamo abbastanza quando sono
in gioco le nostre vite private?
I giovanilisti compulsivi sostengono: i quaranta
non sono nulla, a cinquanta si è nel fiore degli anni, i sessanta sono i
quaranta del giorno d’oggi. Io so una cosa per certo: che un tempo oggettivo
esiste, ma che esiste anche quello soggettivo, quello che si porta sull’interno
polso, proprio accanto alle pulsazioni cardiache.
«Proprio non ci arrivi… Non hai mai capito e non
capirai mai»
Chi è stato a dire che più avanti andiamo nella
vita, e meno ci capiamo?
Che ne sapevo io della vita, io che ero sempre
vissuto con tanta cautela? Che non avevo mai vinto né perso, ma avevo lasciato
che la vita mi succedesse? Io che avevo avuto le ambizioni di tanti, ma che mi
ero ben presto rassegnato a non vederle realizzate? Che avevo evitato il dolore
e l’avevo chiamato attitudine alla sopravvivenza? Che avevo pagato conti e
bollette, che ero rimasto in buoni rapporti con tutti il più a lungo possibile;
io, per cui estasi e disperazione erano diventati da molto tempo giusto parole
lette una volta nei libri? Uno i cui rimproveri a se stesso non lasciavano mai
il segno? Beh, c'era tutto questo su cui riflettere, mentre sperimentavo un
genere di rimorso speciale: una sofferenza inflitta a chi aveva sempre creduto
di sapersi sottrarre al dolore, e inflitta, alla fine, precisamente per quella
ragione.
Cara Veronica,mi rendo conto di essere
probabilmente l’ultima persona al mondo che hai voglia di sentire, ma spero che leggerai questo messaggio fino alla fine. Non mi aspetto che tu
risponda. Tuttavia ho passato qualche ora a riflettere sulle cose e vorrei
chiederti scusa. Non mi aspetto che tu ti faccia un’idea migliore di me;
d’altra parte è diffìcile che possa fartene una peggiore. La mia lettera era
imperdonabile. Posso solo dire che quelle mie orrende parole erano
l’espressione di un momento. Rileggerle dopo tutti questi anni è stato un
autentico shock.Non mi aspetto che tu mi consegni il diario di Adrian. Se l’hai
bruciato, la questione finisce lí. In caso contrario, essendo stato scritto dal
padre di tuo figlio, appartiene a te. Mi sorprende che tua madre abbia mai
pensato di lasciarmelo, ma non ha importanza.
Mi dispiace di averti infastidita cosí. Tu
cercavi di spiegarmi qualcosa che io ero troppo rozzo per capire. Vorrei
augurare a te e a tuo figlio una vita serena, per quanto possibile, date le
circostanze. E in qualunque momento potessi fare qualcosa per uno dei due,
spero che non esiterai a cercarmi.TuoTony
Da principio ho creduto potesse trattarsi di una
vecchia mail, rispedita per errore. Ma l’oggetto era sempre quello: «Scuse». E
sotto, il testo del mio messaggio non era stato cancellato. La risposta diceva:
«Ancora non ci arrivi. Non hai mai capito, e non capirai mai. Perciò lascia
perdere, è inutile».
- Mary non è sua madre. Mary è sua sorella.
(Veronica è sua sorella)