giovedì 27 marzo 2025

Inerme e impotente

 

«Ich mußte wehrloser, machtloser Zeuge sein des unvorstellbaren Rückfalls der Menschheit in längst vergessen gemeinte Barbarei mit ihrem bewußten und programmatischen Dogma der Antihumanität.»

 

«Inerme e impotente, dovetti essere testimone della inconcepibile ricaduta dell'umanità in una barbarie che si riteneva da tempo obliata e che risorgeva invece col suo potente e programmatico dogma dell'anti-umanità.»

 

Stefan Zweig, "Prefazione", Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo

 

martedì 25 marzo 2025

Il senso di una fine

 

Il senso di una fine 

 

 

“Noi prendevamo tutto alla leggera – dice di lui il protagonista, Tony Webster – tranne le poche volte che decidevamo di prendere una cosa sul serio. Lui prendeva tutto sul serio, tranne le poche volte che decideva di prendere una cosa alla leggera”.

 

La fuga ha preso la forma della rinuncia

 

«la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato».

 

Si arriva alla fine della vita, no, non della vita in sé, ma di qualcos’altro: alla fine di ogni probabilità che qualcosa cambi. Ci viene concesso un lungo momento di pausa, quanto basta a rivolgerci la domanda: che altro ho sbagliato?

 

Nella lettera che aveva lasciato a beneficio del coroner, Adrian dava conto delle sue ragioni: la vita è un dono elargito non a seguito di una qualsivoglia richiesta; l’essere pensante ha il dovere filosofico di esaminare sia la natura dell’esistenza, sia le condizioni in cui essa si manifesta;

 

Quello che ti è impossibile è guardare avanti e immaginare te stesso che guarda indietro dal punto che avrai raggiunto nel futuro. Conoscere le emozioni nuove portate dal tempo. Scoprire, ad esempio, che con il ridursi del numero dei testimoni della tua esistenza tende a diminuire l’avvaloramento, e di conseguenza la certezza, di ciò che sei o sei stato. Se anche hai documentato ogni cosa in modo sistematico, in forma di immagini, suoni, parole, puoi d’improvviso scoprire di avere sbagliato la modalità di registrazione dei fatti. Com’era la battuta di Adrian? “ La storia è quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione”.

 

“ La storia è quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione”.

 

Leggo ancora parecchia storia e, va da sé, mi sono tenuto al corrente dei grandi eventi contemporanei alla mia vita.: la caduta del Comunismo, la signora Thatcher, l’11 Settembre, il riscaldamento globale. L’ho fatto con il normale miscuglio di ansia, paura e cauto ottimismo. Ma senza mai riuscire a considerarli con la stessa fiduciosa sicurezza con la quale guardo ai fatti di storia greca e romana, o dell’Impero Britannico, o della Rivoluzione sovietica. Può darsi che mi senta più tranquillo sulla storia sulla quale si è grosso modo raggiunto un accordo.

 

Il tempo però … ah, come può trascinarci alla deriva e confonderci le idee. Credevamo di avere raggiunto la maturità quando ci eravamo soltanto messi in salvo, al sicuro. Fantasticavamo sul nostro senso di responsabilità, non riconoscendolo per quello che era, cioè vigliaccheria. Ciò che abbiamo chiamato realismo si è rivelato un modo per evitare le cose ben più che per affrontarle. Già, il tempo ci riserva … il tempo necessario a farci percepire le nostre più salde risoluzioni come traballanti, le nostre certezze come capricci momentanei.

 

"Quanti luoghi comuni ci portiamo appresso con disinvoltura, dico bene? Ad esempio, che il ricordo corrisponda alla somma di evento più tempo trascorso. E invece funziona in modo molto più strano di così: non so più chi ha detto che il ricordo è ciò che pensavamo di aver dimenticato."

 

 "La mia esistenza si è sviluppata o solo accumulata?"

 

Non è affatto vero che la storia è fatta delle menzogne dei vincitori. È fatta più dei ricordi dei sopravvissuti, la maggior parte dei quali non appartiene né alla schiera dei vincitori né a quella dei vinti.

 

Tony Webster è il classico signore inglese che conduce una vita tranquilla e appartata.

 

... un narratore non è mai del tutto attendibile, soprattutto se anziano.

 

Tony Webster non è una cattiva persona, ma neanche una figura straordinaria. È un mediocre, come lui stesso ammette nelle prime pagine del romanzo, e della mediocrità ha fatto il suo rifugio.

 

... l’indeterminatezza della memoria. Nulla è certo, soprattutto ciò che è stato. Ogni evento ha più versioni e nessuna di queste è una verità oggettiva.

 

Ogni personaggio, perciò, ricostruisce la propria storia attraverso i frammenti che ha scelto di mantenere, giustificando, rimuovendo,nascondendo, falsificando, eliminando tutto quello che poteva creare dolore.

 

Cos’è la giovinezza? Cosa si perde, invecchiando? Dove finiscono le nostre illusioni? Quand’è il momento in cui capiamo che le cose non solo non sono andate come pensavamo, ma che non c’è più il tempo di cambiarle?

 

Credo tuttavia di avere attitudine alla sopravvivenza, all’autoconservazione. Forse è questo che Veronica chiamava codardia e io definivo essere pacifici.

 

 

 

 

“Il dolore ti rovescia lo stomaco, ti toglie il respiro, riduce l’apporto di sangue al cervello; il lutto sospinge in una direzione nuova.”

 

E non credo nemmeno che ci rincontreremo con chissà quali fattezze smaterializzate. Sono convinto che chi è morto è morto.

 

“Ciascuno saprà di essere mortale, senza possibilità di resurrezione, e accetterà la morte con fierezza e tranquillità, come un dio. Il suo orgoglio gli insegnerà che è inutile stare a lamentarsi del fatto che la vita sia solo un attimo, ed egli amerà suo fratello senza alcuna promessa di ricompensa.”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

 

E poi, il senso di solitudine: non nella forma grandiosa che avevi immaginato, non il singolare martirio della vedovanza, no, giusto il senso di solitudine. Ti aspetti un fenomeno di portata pressoché geologica – la vertigine sull’abisso di un canyon – ma non è cosí; è solo infelicitàregolare come il tran tran di un lavoro. Ne esci come un gabbiano da una marea nera; sporco di petrolio.

 

“Che ne sapevo io della vita, io che ero sempre vissuto con tanta cautela? Che non avevo mai vinto né perso, ma avevo lasciato che la vita mi succedesse? Io che avevo avuto le ambizioni di tanti, ma che mi ero ben presto rassegnato a non vederle realizzate? Che avevo evitato il dolore e l’avevo chiamato attitudine alla sopravvivenza? Che avevo pagato conti e bollette, che ero rimasto in buoni rapporti con tutti il piú a lungo possibile; io, per cui estasi e disperazione erano diventati da molto tempo giusto parole lette una volta nei libri? Uno i cui rimproveri a se stesso non lasciavano mai il segno?”

 

“La vita era il gatto che trascina il pappagallo per la coda giú per le scale facendogli battere la testa a ogni gradino.”

 

“Quando si è giovani si vogliono provare sentimenti simili a quelli di cui leggiamo nei libriPassioni che ti sconvolgono la vita, che creano e definiscono una realtà nuova. Piú tardi vogliamo dai sentimenti qualcosa di piú pratico e modesto: che siano di sostegno alla nostra vita per come è diventata e si manifesta.”

 

“Un’anima può essere distrutta in uno dei seguenti tre modi: attraverso ciò che ti fanno gli altri; attraverso ciò che gli altri ti costringono a fare di te stesso; e attraverso ciò che tu stesso decidi di farti. Ognuno di questi metodi è di per sé sufficiente; certo, in presenza di tutti e tre, il risultato è impareggiabile.”

 

“L’arte appartiene a tutti e a nessuno. L’arte appartiene a tutti i tempi e a nessun tempo in particolare. L’arte appartiene a chi la produce e a chi l’assapora. L’arte non appartiene più al Popolo e al Partito di quanto una volta appartenesse all’aristocrazia e ai mecenati. L’arte è il mormorio della storia, udibile al di là del rumore del tempo.”

 

“Non c'è soltanto la vita che conosciamo. Né solo la vita che siamo riusciti a nascondere. Non ci sono soltanto le varie menzogne sulla vita, alcune delle quali ormai non possono più essere messe in dubbio. C'è anche la vita che non è stata vissuta.”

 

“Non occorre partecipare: la felicità risiede nell’immaginazione, non nell’atto.”

 

“Quando si è giovani, si preferiscono i mesi volgari, le stagioni piene. Invecchiando si impara ad apprezzare i periodi intermedi, quei mesi che non si sanno decidere. Forse è un modo per ammettere che le cose non potranno mai piú avere la stessa certezza. O forse soltanto un modo di ammettere che preferiamo i traghetti vuoti.”

 

“Forse il mondo non progredisce maturando, bensí mantenendosi in uno stato di perenne adolescenza, di emozionata curiosità.”

 

“La vita è di una precisione assoluta; si soffre nell’esatta misura di quanto vale la perdita, perciò si finisce per affezionarsi al dolore.”

 

“Soltanto tempo e lavoro possono lenire il lutto.”

 

“Metti insieme due persone che insieme non sono mai state; a volte il mondo cambia e a volte no. Può darsi che si schiantino e prendano fuoco, o che prendano fuoco e si schiantino. Ma a volte, invece, ne nasce qualcosa di nuovo, e allora il mondo cambia. ”

 

“Se è vero che possiamo elevarci, allo stesso modo rischiamo di precipitare. Non sono molti gli atterraggi morbidi.”

 

“Siamo creature destinate al piano orizzontale, a vivere coi piedi per terra, eppure – e perciò – aspiriamo a elevarci.”

 

“La vita non è solo fatta di somme e sottrazioni. C’è anche l’accumulo, la moltiplicazione delle perdite, dei fallimenti.”

 

“La cura per la solitudine è stare da soli.”

 

“La storia che ci succede sotto il naso dovrebbe essere per noi la piú chiara, e invece risulta la piú deliquescente.”

 

“I sogni sono una fonte immancabile di consolazione.”

 

“Credevamo di aver raggiunto la maturità quando ci eravamo soltanto messi in salvo, al sicuro. Fantasticavamo sul nostro senso di responsabilità, non riconoscendolo per quello che era, e cioè vigliaccheria. Ciò che abbiamo chiamato realismo si è rivelato un modo per evitare le cose, ben piú che affrontarle.”

 

“Ciò che finisci per ricordare non è sempre la stessa cosa di cui sei stato testimone.”

 

“Procediamo a casaccio, prendiamo la vita come viene, ci costruiamo a poco a poco una riserva di ricordi. Ecco il problema dell’accumulo.”

 

“C’è differenza tra addizione e crescita.”

 

“Soltanto un primordiale istinto narrativo, a sua volta palese strascico delle religioni, impone retrospettivamente un senso a ciò che è o non è accaduto.”

 

“La storia non è ciò che è successo. La storia è solo quello che gli storici ci dicono.”

 

“Come ogni cambiamento storico o politico prima o poi delude, cosí succede con il diventare adulti. Con la vita.”

 

“Da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri.”

 

- Quando uno è troppo intelligente, secondo me rischia di perdere la testa, se non sta attento.

 

Adrian pensava in modo logico e agiva in conseguenza del pensiero logico elaborato. Là dove la maggior parte di noi, temo, tende a fare il contrario: prendiamo d’impulso una decisione e ci costruiamo sopra un’infrastruttura di ragionamento che possa giustificarla.

Il risultato poi lo definiamo buonsenso.

 

...il romanzo di Barnes – giocato sul filo di unione fra letteratura e filosofia 

 

“lascia intendere, non esiste o, se davvero esiste, resta inconoscibile”.

 

 Veronica esprime l’impossibilità di conoscenza oggettiva (che ovviamente manca anche a lei) ripetendo più volte in dialoghi duri e allusivi un tremendo “Ma proprio non ci arrivi” – “You don’t get it. You never did”.

 

Certo, siamo sempre, come detto, nella sfera soggettiva, perché siamo esseri capaci di conoscenze parziali.

 

“Il ricordo è ciò che pensavamo di aver dimenticato. Inoltre dovrebbe apparirci ovvio come il tempo non agisca affatto da fissativo, quanto piuttosto da solvente”.

 

Spesso le persone e la realtà non sono come noi le vediamo, ma pur avendo una loro oggettività questa il più delle volte ci sfugge.

 

Tony, invece, si è lasciato scorrere addosso la vita  come gli è capitata, ma tutto sommato gli sta bene proprio così.

 

Tony Webster, sessantenne in pensione, dalla vita simile allo scorrere di un fiume tranquillo, con la tendenza a quel senso di autoconservazione che permette proprio a chi è mediocre di vivere un’esistenza quieta e senza estremi turbamenti o dolori. 

 

“La nostra vita non è la nostra vita ma la storia che ne abbiamo raccontato”.

 

C’è inoltre, come scriveva Adrian, anche il problema dell’accumulo, della moltiplicazione delle perdite e dei fallimenti, proprio come si era verificato per alcuni protagonisti della storia. Anche se Tony ha l’occasione di volger lo sguardo sull’espressione di tale formula matematico - esistenziale, di cui lui costituisce uno degli elementi, ora è troppo tardi. Si è arrivati non alla fine di una vita ma “alla fine della probabilità che qualcosa cambi”. Rimangono tristezza, rimorso e, poi, il tempo inquieto.

 

 “ricordi approssimati che il tempo ha deformato in certezze”

 

Anthony Webster è il tipico “uomo senza qualità”, con una spiccata “attitudine all’autoconservazione”, arrivato alla “fine di ogni probabilità che qualcosa nella vita cambi”. Ha sempre vissuto nella media.

 

...ci fa capire come certi ricordi siano abbelliti o peggio falsificati dalla memoria.

 

“romanzo filosofico”

 

Quanto ci si può fidare dei propri ricordi?

 

“Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici? E più avanti si va negli anni, Meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli altri, ma soprattutto noi stessi”.

 

...mi inventai una serie di idee che chiamavo «progetti», probabilmente per farli apparire più realizzabili. Nessuno approdò mai a nulla. Beh, non ha importanza e, comunque, non c’entra con questa storia.

 

Ma ti ritrovi a ripetere «Crescono cosí in fretta, eh?» quando quello che intendi in realtà è: oggi il tempo per me scorre più veloce.

 

...ormai avevo il mio tran tran e cominciavo ad apprezzare la solitudine.

 

Una vita come un’altra, no? Qualche successo, qualche delusione. Personalmente, mi è sembrata interessante, anche se non troverei né disdicevole né sorprendente se qualcuno non la pensasse cosí. In un certo senso, forse Adrian sapeva quel che faceva. In ogni caso io non mi sarei perso la mia vita per tutto l’oro del mondo, mi spiego?

Sono sopravvissuto. Come si dice, «vivere per raccontarla», giusto? Non è affatto vero che la storia è fatta delle menzogne dei vincitori, come sostenni una volta disinvoltamente, con il vecchio Joe Hunt; adesso lo so. È fatta più dei ricordi dei sopravvissuti, la maggior parte dei quali non appartiene né alla schiera dei vincitori né a quella dei vinti.

 

Scoprire, ad esempio, che con il ridursi del numero di testimoni della tua esistenza tende a diminuire l’avvaloramento, e di conseguenza la certezza, di ciò che sei o sei stato.

 

...la storia che ci succede sotto il naso dovrebbe essere per noi la più chiara, e invece risulta la più deliquescente.

 

Quando si è giovani, chiunque superi i trent’anni ci sembra di mezza età, chiunque superi i cinquanta, decrepito. E il passare del tempo ci conferma che non sbagliavamo di molto. Le piccole differenze d’età, cosí significative e palesi da giovani, perdono rilevanza. Si finisce con l’appartenere alla stessa grande famiglia, quella dei non-più- giovani.

 

Quanti luoghi comuni ci portiamo appresso con disinvoltura, dico bene? Ad esempio, che il ricordo corrisponda alla somma di evento più tempo trascorso. E invece funziona in modo molto più strano di cosí. Non so più chi ha detto che il ricordo è ciò che pensavamo di aver dimenticato. Inoltre dovrebbe apparirci ovvio come il tempo per noi non agisca affatto da fissativo, ma piuttosto da solvente. Solo che credere questo non conviene, non serve; non aiuta a tirare avanti; perciò fingiamo di non saperlo.

 

Purtroppo ogni giorno che passa la mia memoria diventa sempre di più un meccanismo capace solo di ripetere dati apparentemente veritieri, con uno scarto di variazione minimo. Ho rovistato nei ricordi, ho atteso, ho cercato con l’astuzia di portare la memoria a seguire una pista diversa. Niente da fare.

 

Per quanto mi sforzassi - e non ci riuscivo granché - raramente mi ritrovavo a fantasticare su un’esistenza segnatamente diversa da quella che è stata la mia. Non credo si tratti di rassegnazione; forse più di una mancanza di fantasia, di pretese, chissà. Suppongo la verità sia che, sí, in effetti, non sono stato abbastanza eccentrico da non fare le cose che nella vita ho finito per fare.

 

Volete sapere una cosa che mi fa paura? Essere un vecchio ricoverato in ospedale e ritrovarmi circondato da infermiere mai conosciute che mi chiamano Anthony o, peggio ancora, Tony. È l’ora della tua punturina, Tony. Su, Tony, da bravo, un’altra cucchiaiata. L’hai fatta tutta, Tony?

 

Res ipsa loquitur è una locuzione latina spesso utilizzata in ambito legale, che significa, letteralmente, "la cosa parla da sola", per riferirsi a cose e fatti evidenti, manifesti.

 

Ma sono comunque gli occhi che continuiamo a guardare, no? È negli occhi che abbiamo incontrato l’altro ed è lí che ancora lo troviamo.

 

All’improvviso mi sembra che una delle differenze tra la gioventù e la vecchiaia potrebbe essere questa: da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri.

 

Ma se nostalgia significa il ricordo potente di un’emozione forte, e il rimpianto di non ritrovare più sensazioni del genere nella vita, allora mi dichiaro colpevole.

 

D’altra parte perché mai l’età dovrebbe addolcirci? Se è vero che la vita non è obbligata a promuovere il merito, perché dovrebbe preoccuparsi di fornirci calore e conforto verso la fine? A quale scopo evoluzionistico può mai servire la nostalgia?

 

Applicare i principi della logica alla condizione umana è forse in sé e per sé un sistema destinato al fallimento? Che cosa accade in una catena di argomenti quando ogni anello è fatto di metalli dotati di frangibilità diverse?

 

E proprio come gli atleti spesso reagiscono alla vittoria con un curioso miscuglio di incredulità, fierezza e modestia - Sí, è vero ci sono riuscito, ma come? da solo? grazie a qualcun altro? o con l’aiuto di Dio?

 

Procediamo a casaccio, prendiamo la vita come viene, ci costruiamo a poco a poco una riserva di ricordi. Ecco il problema dell’accumulo.

 

La mia esistenza si era sviluppata, o solo accumulata?

 

«Dunque, ad esempio, se Tony.»

Sí, certo, se Tony avesse avuto una visione più chiara delle cose, se avesse agito con maggior risolutezza, se avesse aderito di più a un codice di valori etici, se si fosse adattato con meno passiva pacificazione a ciò che in un primo momento chiamò essere felice e più tardi sapersi accontentare. Se Tony non avesse avuto paura, non avesse contato sull’approvazione degli altri per costruire la propria approvazione di sé. e cosí via, lungo un succedersi di periodi ipotetici destinati ad approdare a quello finale: dunque, ad esempio, se Tony non fosse stato Tony.

 

 

 

 

 

Time Is on My Side

Brano di The Rolling Stones 1964

 

 

Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is

Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is

Adesso dici sempre
Now you always say

Che vuoi essere libero
That you want to be free

Ma tornerai correndo indietro (ho detto che l'avresti fatto, tesoro)
But you'll come running back (said you would baby)

Tornerai correndo (l'ho detto tante volte prima)
You'll come running back (I said so many times before)

Tornerai di corsa da me
You'll come running back to me

Sì, il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Yeah, time is on my side, yes it is

Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is

Stai cercando i bei momenti
You're searching for good times

Ma aspetta e vedrai
But just wait and see

Tornerai di corsa (ho detto, non preoccuparti tesoro)
You'll come running back (I said, don't worry darling)

Tornerai correndo (trascorrerò il resto della mia vita con te, tesoro)
You'll come running back (spend the rest of my life with you, baby)

Tornerai di corsa da me
You'll come running back to me

Vai avanti tesoro, vai avanti
Go ahead baby, go ahead

Vai avanti e illumina la città
Go ahead and light up the town

E tesoro, faccio tutto ciò che il tuo cuore desidera, ricordalo
And baby, I do anything your heart desires, remember

Sarò sempre in giro
I'll always be around

E lo so, lo so
And I know, I know

Come ti ho già detto tante volte
Like I told you so many times before

Tornerai
You're gonna come back

Sì, tornerai, tesoro
Yeah, you you're gonna come back baby

Bussando, sì, bussando proprio alla mia porta
Knockin', yeah, knocking right on my door


Yes

Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is

Il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Time is on my side, yes it is

Perché ho trovato il vero amore
'Cause I got the real love

Il tipo di cui hai bisogno
The kind that you need

Tornerai correndo (sapevo che un giorno lo avresti fatto)
You'll come running back (I knew you would one day)

Tornerai correndo (come ti ho detto prima)
You'll come running back (like I told you before)

Tornerai di corsa da me
You'll come running back to me

Sì, il tempo, il tempo, il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
Yeah, time, time, time is on my side, yes it is

Ho detto, il tempo, il tempo, il tempo è dalla mia parte, sì, lo è
I said, time, time, time is on my side, yes it is

Ho detto, il tempo, il tempo, il tempo è dalla mia parte
I said, time, time, time is on my side

 

 

«Vengo a Londra domani, ci vediamo alle 3 a metà del Wobbly Bridge».

 

Millennium Bridge

La costruzione cominciò verso la fine del 1998, ma i maggiori lavori iniziarono il 28 aprile del 1999. Il costo dell'opera fu di 18,2 milioni di sterline, 2,2 milioni al di sopra del preventivo proposto. Fu aperto al pubblico il 10 giugno del 2000, 2 giorni più tardi del previsto, ma inaspettate oscillazioni fecero sì che dovesse essere chiuso già il 15 giugno, ossia 5 giorni dopo l'apertura. Queste oscillazioni erano prodotte dal gran numero di persone: 90.000 il primo giorno e più di 2.000 in contemporanea. Le prime piccole oscillazioni portavano, o addirittura obbligavano, i pedoni a camminare in maniera sincronizzata con l'oscillazione, creando così un fenomeno di risonanza, che si manifestava anche quando il ponte era poco frequentato, ad esempio all'inizio della giornata. A causa di queste oscillazioni il ponte si guadagnò l'appellativo di Wobbly Bridge (ponte instabile).

 

 

Il Wobbly Bridge è il nuovo ponte pedonale sul Tamigi: collega la cattedrale di St Paul alla Tate Modern Gallery. Nei primi tempi dopo l’inaugurazione tendeva a oscillare un po’ - vuoi per il vento, vuoi per la massa di persone che ci passava sopra, o per entrambe le ragioni - e i commentatori britannici

schernirono debitamente architetti e ingegneri sostenendo che non sapevano quel che si facevano. Personalmente lo trovavo bellissimo. E mi piaceva che traballasse. Mi sembrava che ci facesse bene ogni tanto ricordare l’instabilità del terreno che avevamo sotto i piedi. Dopodiché lo aggiustarono e smise di traballare, ma il soprannome è rimasto - almeno finora.

 

Strano, come ci rimanga impressa per sempre la postura tipica di una persona.

 

la seguii a qualche passo di distanza fino a una panchina vuota che si affacciava sul Tamigi. Non avrei saputo distinguere la direzione della corrente, perché un vento teso di traverso agitava la superficie dell’acqua. Il cielo sopra di noi era grigio. C’erano pochi turisti; ci è passato accanto un rumoroso pattinatore.

 

....chi è che ha parlato della «piccolezza delle passioni che l’arte ingigantisce»?

 

Ricordo un periodo verso la fine dell’adolescenza in cui mi ubriacavo mentalmente di prospettive avventurose. Ecco come sarò da adulto. Andrò in quel paese, farò questo, scoprirò quello, mi innamorerò di lei, e poi di lei, di lei e di lei. Vivrò come da sempre vive la gente nei romanzi. Quali romanzi, non mi era chiaro, ma sapevo per certo che passione e pericolo, estasi e disperazione (ma sempre seguita da altra estasi, intendiamoci) non sarebbero mancati. Comunque… chi è che ha parlato della «piccolezza delle passioni che l’arte ingigantisce»? Ci fu un momento quando ero ormai prossimo ai trenta, in cui dovetti riconoscere lo spegnersi definitivo di ogni ipotesi avventurosa. Non avrei mai attuato le imprese sognate da ragazzo. In compenso, tosavo il prato di casa, andavo in vacanza, facevo la mia vita.

Il tempo però… ah, come può trascinarci alla deriva e confonderci le idee.

 

Credevamo di aver raggiunto la maturità quando ci eravamo soltanto messi in salvo, al sicuro.

 

Ciò che abbiamo chiamato realismo si è rivelato un modo per evitare le cose, ben più che affrontarle.

 

Già, il tempo ci riserva… il tempo necessario a farci percepire le nostre più salde risoluzioni come traballanti, le nostre certezze come capricci momentanei.

 

Ad esempio al fatto che quando siamo giovani e sensibili, siamo anche più cattivi che mai; mentre, con il rallentarsi del sangue nelle vene, quando la sensibilità delle cose è meno acuta, e noi più corazzati e più capaci di tollerare le ferite, diventiamo anche più attenti a non far male. Oggi come oggi, potrei cercare di irritare Veronica, ma non mi sognerei mai di scorticarla viva.

 

Medio nella vita, nella verità; moralmente nella media.

 

Il carattere delle persone si sviluppa nel tempo? Nei romanzi, naturalmente, sí: altrimenti non ci sarebbe storia. Ma nella vita? A volte me lo chiedo. Cambiano i nostri atteggiamenti, le nostre opinioni, assumiamo nuove abitudini e nuove bizzarrie; ma è un’altra cosa, un fatto più decorativo. Forse il carattere è simile all’intelligenza, anche se raggiunge il suo picco massimo leggermente più tardi, diciamo, tra i vent’anni e i trenta. Dopodiché, non ci schiodiamo più da lí. Siamo soli. Se cosí fosse, si spiegherebbero parecchie esistenze, non vi pare? Nonché, se il termine non risulta troppo solenne, la nostra tragedia.

«Il problema dell’accumulo», aveva scritto Adrian.

 

Caro Adrian - o meglio, Cari Adrian e Veronica (salve, Troia, e benvenuta a bordo della lettera), beh, quel che è certo è che siete fatti l’uno per l’altra, perciò vi auguro tanta felicità. Spero che vi invischiate tanto da rendere il reciproco danno permanente. Spero che possiate rimpiangere il giorno in cui vi ho fatti incontrare. E spero che quando vi lascerete - perché è inevitabile che succeda, vi do tempo sei mesi, che la vostra comune presunzione trasformerà in un anno, col che vi incasinerete anche di più, ve lo garantisco - dobbiate affrontare un’intera vita di amarezza che avvelenerà tutti i vostri rapporti successivi. Una parte di me si augura che facciate un figlio, perché credo ciecamente nella vendetta del tempo, già, per la generazione prossima e quella a seguire. V. alla voce Arte classica. La vendetta però deve colpire le persone giuste, vale a dire voi due (che non siete certo personaggi da tragedia classica, bensì scarabocchi da giornale a fumetti). Quindi mi rimangio l’augurio. Sarebbe ingiusto infliggere a un feto innocente la disgrazia di scoprire che è frutto dei vostri lombi, e qui vi prego di scusare il mio linguaggio poetico. Perciò, Veronica, continua pure a infilargli Durex sull’uccello striminzito. O non l’hai ancora lasciato arrivare fino a lí?Ma bando ai convenevoli. Ho un certo numero di cosette da dire a ognuno dei due.Adrian: naturalmente avrai constatato che lei è di quelle che te la promettono ma non te la danno, anche se immagino tu ti sia raccontato la palla che sta lottando con i suoi Saldi Principi, che tu, in quanto filosofo, cercherai di farle superare con l’ausilio della tua materia grigia. Se ancora non te l’avesse data, ti suggerisco di mollarla, e te la ritroverai in casa con le mutande bagnate e una confezione da tre, smaniosa di concludere. Ma la sua provocazione sessuale è anche metaforica, perché lei è una che ti manipola l’anima senza concederti la sua. La diagnosi esatta - peraltro variabile a seconda del giorno della settimana - la lascio agli strizzacervelli; mi limito a segnalarti la sua incapacità di immaginare i sentimenti o le emozioni profonde di chiunque. Perfino sua madre mi aveva messo in guardia. Se fossi in te, mi farei una chiacchierata con mammina, le chiederei di eventuali violazioni subite in passato. Va da sé che dovrai fare tutto ciò di nascosto da Veronica, perché lo sa Iddio che razza di maniaca del controllo sia la nostra amica. Oh, ed è pure una snob, come non puoi non sapere, e ti ha considerato giusto perché tra non molto potrai fregiarti di una laurea a Cambridge. Ti ricordi quanto disprezzavi Fratello Jack e i suoi amici chic? È questa la gente che vuoi frequentare, adesso? Non te lo scordare, comunque: dalle tempo e ti guarderà dall’alto in basso, come ha fatto con me.Veronica: interessante, quella lettera comune. La tua perfidia combinata alla sua saccenteria. Congratulazioni: un bel matrimonio di talenti. Il tuo complesso di superiorità sociale contro il suo di superiorità intellettuale. Non credere però di poter mettere nel sacco Adrian come, per un po’, hai fatto con me. La tua tattica mi è chiara: isolarlo, tagliarlo fuori dalla cerchia dei vecchi amici, renderlo dipendente da te, ecc., ecc. Può funzionare, a breve termine. Ma che succede a lungo andare? Tutto sta a vedere se riesci a farti mettere incinta prima che si accorga che sei una palla. Se poi dovessi riuscire a pinzarlo, preparati a una vita accanto a qualcuno che ti correggerà qualsiasi pensiero, pedante da quando vi sedete a colazione e, sotto sotto, annoiato dalle tue pose e dalle tue grazie. Personalmente, non posso nuocerti, ora come ora, ma ci penserà il tempo. Sarà il tempo ad avere l’ultima parola. È sempre cosí.Ricevete pertanto i miei più sentiti auguri, e possa una pioggia acida cadere copiosa sulle vostre sante e indissolubili teste.Tony

 

L’impressione è questa, comunque. La vita non è solo fatta di somme e sottrazioni. C’è anche l’accumulo, la moltiplicazione delle perdite, dei fallimenti.

 

 

 

 

5.4 Il problema dell’accumulo. Se la vita è una scommessa, quale forma assume la giocata? Nell’ambiente ippico, si chiama sistema ad accumulo una giocata che trasferisce le vincite ottenute su un cavallo alla puntata sul successivo pronostico.

5.5 Pertanto a) Fino a che punto è possibile definire le relazioni umane in base a una formula logica o matematica?E b) Qualora sia possibile, quali segni dovremo sistemare tra i numeri interi? Il più e il meno, tautologicamente; talvolta il per e, sí, anche il diviso. Ma questi segni hanno un limite. Così facendo, una relazione completamente fallimentare potrebbe essere espressa sia in termini di perdita/meno sia di riduzione/diviso, arrivando a un risultato pari a zero; mentre una relazione riuscita può essere rappresentata come addizione e moltiplicazione. Ma che dire della maggior parte delle altre? Non hanno forse bisogno di esprimersi in termini improbabili sotto il profilo logico e irresolubile sotto quello matematico?

5.6 Pertanto, come potremmo esprimere un accumulo che contenga gli interi b, a1, a2, s, v? b = s - vx+ a1  oppure a2+ v + a1x s = b?

5.7 O si tratta forse di un approccio errato alla questione e alla rappresentazione dell’accumulo? Applicare i principi della logica alla condizione umana è forse in sé e per sé un sistema destinato al fallimento? Che cosa accade in una catena di argomenti quando ogni anello è fatto di metalli dotati di frangibilità diverse?

5.8 E se «anello» fosse una metafora non applicabile?

5.9 Ma supponendo che invece lo sia, se un anello si spezza, come si rintraccia la causa di tale rottura? Osservando gli anelli immediatamente vicini al punto di rottura, oppure «l’intera catena»? Ma cosa intendiamo per l’intera catena? Quanto si estendono i limiti della responsabilità?

6.0 Oppure potremmo ridurre il campo di analisi delle responsabilità e distribuirle in modo più esatto. E non utilizzare equazioni e numeri interi, bensì esprimere la questione facendo ricorso alla tradizionale terminologia narrativa. Dunque, ad esempio, se Tony

 

...quando hai vent’anni, pur essendo confuso e dubbioso sulle tue mire e aspirazioni, hai comunque forte il senso di cosa sia la vita e di cosa tu sia o possa diventare, in quella vita. Dopo, beh, dopo ci sono più incertezze, più sovrapposizioni, marce indietro, falsi ricordi. Da giovane sei in grado di ricordarti la tua breve esistenza tutta intera. Più tardi la memoria si riempie di toppe e brandelli. È un po’ come la scatola nera degli aerei, che registra quel che accade in caso di incidente. Se non succede nulla, il nastro si cancella da sé. Perciò, se davvero precipiti, è chiaro perché l’hai fatto; ma se non vai giù, allora il giornale di bordo del tuo viaggio si fa assai meno limpido.

 

Certe volte penso che lo scopo dell’esistenza sia quello di riconciliarci, per sfinimento, con la sua perdita finale, dimostrandoci che, indipendentemente dal tempo che ci vorrà, la vita non è affatto all’altezza della propria fama.

 

Quando si è giovani - parlo per me almeno - si vogliono provare sentimenti simili a quelli di cui leggiamo nei libri. Passioni che ti sconvolgono la vita, che creano e definiscono una realtà nuova. Più tardi, mi pare, vogliamo dai sentimenti qualcosa di più pratico e modesto: che siano di sostegno alla nostra vita per come è diventata e si manifesta. Vogliamo che ci garantiscano che va tutto bene.

...ma, da un certo momento in poi, la vita offre varianti penosamente limitate.

 

...con aria saccente avevo dichiarato che la storia era fatta delle menzogne dei vincitori? «Non dimentichi comunque che è fatta anche delle illusioni dei vinti». Ce ne ricordiamo abbastanza quando sono in gioco le nostre vite private?

 

I giovanilisti compulsivi sostengono: i quaranta non sono nulla, a cinquanta si è nel fiore degli anni, i sessanta sono i quaranta del giorno d’oggi. Io so una cosa per certo: che un tempo oggettivo esiste, ma che esiste anche quello soggettivo, quello che si porta sull’interno polso, proprio accanto alle pulsazioni cardiache.

 

«Proprio non ci arrivi… Non hai mai capito e non capirai mai»

 

Chi è stato a dire che più avanti andiamo nella vita, e meno ci capiamo?

 

Che ne sapevo io della vita, io che ero sempre vissuto con tanta cautela? Che non avevo mai vinto né perso, ma avevo lasciato che la vita mi succedesse? Io che avevo avuto le ambizioni di tanti, ma che mi ero ben presto rassegnato a non vederle realizzate? Che avevo evitato il dolore e l’avevo chiamato attitudine alla sopravvivenza? Che avevo pagato conti e bollette, che ero rimasto in buoni rapporti con tutti il più a lungo possibile; io, per cui estasi e disperazione erano diventati da molto tempo giusto parole lette una volta nei libri? Uno i cui rimproveri a se stesso non lasciavano mai il segno? Beh, c'era tutto questo su cui riflettere, mentre sperimentavo un genere di rimorso speciale: una sofferenza inflitta a chi aveva sempre creduto di sapersi sottrarre al dolore, e inflitta, alla fine, precisamente per quella ragione.

 

Cara Veronica,mi rendo conto di essere probabilmente l’ultima persona al mondo che hai voglia di sentire, ma spero che leggerai questo messaggio fino alla fine. Non mi aspetto che tu risponda. Tuttavia ho passato qualche ora a riflettere sulle cose e vorrei chiederti scusa. Non mi aspetto che tu ti faccia un’idea migliore di me; d’altra parte è diffìcile che possa fartene una peggiore. La mia lettera era imperdonabile. Posso solo dire che quelle mie orrende parole erano l’espressione di un momento. Rileggerle dopo tutti questi anni è stato un autentico shock.Non mi aspetto che tu mi consegni il diario di Adrian. Se l’hai bruciato, la questione finisce lí. In caso contrario, essendo stato scritto dal padre di tuo figlio, appartiene a te. Mi sorprende che tua madre abbia mai pensato di lasciarmelo, ma non ha importanza.

Mi dispiace di averti infastidita cosí. Tu cercavi di spiegarmi qualcosa che io ero troppo rozzo per capire. Vorrei augurare a te e a tuo figlio una vita serena, per quanto possibile, date le circostanze. E in qualunque momento potessi fare qualcosa per uno dei due, spero che non esiterai a cercarmi.TuoTony

 

Da principio ho creduto potesse trattarsi di una vecchia mail, rispedita per errore. Ma l’oggetto era sempre quello: «Scuse». E sotto, il testo del mio messaggio non era stato cancellato. La risposta diceva: «Ancora non ci arrivi. Non hai mai capito, e non capirai mai. Perciò lascia perdere, è inutile».

 

- Mary non è sua madre. Mary è sua sorella.

(Veronica è sua sorella)