giovedì 12 gennaio 2017

mercoledì 11 gennaio 2017

Svelle



"Ogni passo della sapienza moderna
svelle un errore;
non pianta niuna verità"


Giacomo Leopardi

...dalla muta distesa

Italo  Calvino,  frammento...


..."Dalla muta distesa delle cose deve partire un segno,
       un richiamo,
          un ammicco:
                      una cosa si stacca dalle altre con l'intezione di
significare qualcosa...

                   Le occasioni di questo genere non sono certo frequenti,
        ma prima o poi dovranno pur presentarsi:
                                    basta aspettare che si verifichi una di quelle fortunate coincedenze in cui il mondo vuole guardare e
                                         essere guardato
                 nel medesimo istante e il signor Palomar si trovi a
                 passare di lì in mezzo.

                 Ossia,
                        il signor Palomar non deve nemmeno aspettare,

            perchè queste cose accadono soltanto quando meno ci
          s'aspetta".

Conza



Conza




Il mondo non è come Conza vecchia, non è un luogo abbandonato, il mondo è un luogo dove le persone sputano e mangiano e dormono e dicono bugie e credono di odiarsi o di amarsi, il mondo è pieno di cose e non sappiamo più come svuotarlo. A Conza c'è voluto un terremoto, il mondo tende a prendere peso, a dilatarsi e non siamo schiacciati da questo peso, conversiamo sotto il peso delle nostre parole, amiamo sotto il peso del nostro amore, scriviamo sotto il peso della nostra scrittura, viviamo sotto il peso della nostra vita e non riusciamo a metterci sopra, non riusciamo a salire come un passero sale su un ramo.



Franco Arminio

Angelus Novus


C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus.
Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo.
Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese.
L'angelo della storia deve avere questo aspetto.
Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi,
egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi.
Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto.
Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali,
ed è cosi forte che egli non può più chiuderle.
Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle,
mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo.
Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

W. Benjamin, Angelus novus, Tesi di filosofia della storia, Einaudi, 1962, pp. 76-77

AMARCORD

AMARCORD


La mia parola preferita è: Amarcord. E' una parola del mio dialetto, che grazie al film
omonimo di Fellini è diventata di facile comprensione anche fuori dall'Emilia-Romagna.
Letteralmente: mi ricordo. E' in grado di contenere tutto ciò a cui tengo di più: i ricordi.
Che possono essere sì, passati, ma anche presenti e futuri. Amarcord della cartella di
scuola, quanto era pesante, della pendicite in peritonite, del primo bacio avuto e dato,
del primo pugno dato e avuto, di quell'incidente grave in cui ho perso un'amica, del
sorriso di mia madre, della Nutella quando la mangiavo a chili, delle volte che vedevo i
miei amici farsi delle pere, della volta che divenni campionessa regionale d'atletica, delle
volte che piansi per amore. Amarcord che stasera vado a cena al ristorante libanese con
le mie amiche, che devo passare a prendere quel pacco tanto importante in posta, che
devo telefonare al mio ex per fargli gli auguri di compleanno, che ho 450 euro di bollette
arretrate da pagare, che devo masterizzare l'ultimo cd dei Muse, che devo spolverare la
libreria prima di ospitare il mio amico che sta arrivando da Genova.
Amarcord che tra una settimana parto per Berlino, tra qualche mese finirò il mio nuovo
romanzo, che a
primavera dovrò tagliare i capelli che saranno già troppo lunghi e io coi capelli lunghi non
mi piaccio, che tra qualche anno avrò un figlio, che forse emigrerò in altro continente.
Amarcord è tutta la mia vita. Con in più il fatto che mi ricordo d'averla.


(Cinzia Bomoll)

inappagato

foto:luciopicca


alimentandosi di un inappagato