venerdì 13 maggio 2022

Apparizione

 Umberto Fiori


Apparizione


Alte sopra la tangenziale, chiare,

due case con in mezzo un capannone.

È questa l’apparizione,

ma non c’è niente da annunciare.


Eppure solo a vederli

là fermi, diritti davanti al sole,

i muri ti consolano

più di qualsiasi parola.


Cancellate, ringhiere,

scale, colonne, cornicioni:

ha l’aria, tutto, come se qualcuno

dovesse veramente rimanere.

giovedì 12 maggio 2022

Mars

 Mars

          salut printemps
         en fleurs nous nous ruinerons
comme vieillard couché dans son lit d’enfance
la chambre et la nuit répéteront sa tombe
en train de rédiger un poème à l’imitation de soi
au matin les tulipes ouvertes
j’ai donné mes biens 
ne hante plus la femme
j’attends le mieux,
finir ses jours

Jude StefanÀ la vieille Parque précédé de Libères, poésie (Gallimard, 1989).

Marzo

salve primavera
in fiore noi ci rovineremo
come un vecchio disteso nel suo letto d’infanzia
la camera e la notte ripeteranno la sua tomba
redigendo un poema a imitazione di sé
al mattino i tulipani aperti
ho donato i miei beni
la donna più non ossessiona
attendo il meglio,
finire i propri giorni

(tr.. it. di. Italo Testa)

ed è mio il silenzio, mia questa paura

 ed è mio il silenzio, mia questa paura,

tu non tremi, tu ti offri, ti esponi
a questo aspettare, a labbra aperte
sempre più mio il taglio, sempre più pura
la ferita si allarga, non è violenta
la voglio così, la voglio tutta,
portala come un ricamo di sangue
come la luce stampata sui balconi:
e poi saranno gli altri a contarci, a dire
che bastava guardarsi, aver taciuto
nel momento esatto, fermi a ripetere
mentalmente il canto, l’elenco dei vivi:
ma tu ti muovi, non lasci scampo, offri
tutto con un solo gesto, senza rete
provi ogni passo, tenti ogni cosa e ancora
è mio il silenzio, è mia questa paura.

Italo Testa (Castell’Arquato, 1972), da La divisione della gioia (Transeuropa, 2010)


venerdì 6 maggio 2022

arrivano ad uno ad uno

 

arrivano ad uno ad uno
— chi in macchina extralusso
e chi lentamente a piedi —
i compagni per la cena di classe
al ristorante sulla piazzetta.
È un incontro evitato per anni.

Riconoscibili e irriconoscibili
mutati nel corpo e nei suoi danni
e identici nel demone privato
che ci agitava, ognuno, da ragazzi,
ci annusiamo prima dei saluti
come animali in campo aperto.
Siamo quello che siamo.
Non è piú possibile cambiare.

Durante la serata
c’è chi si accartoccia muto sullo sfondo
chi chiede frettoloso d’andare
e chi, verboso, estrae dalla manica
il solito stlletto
per farlo risplendere tra le tendine scure
e i cristalli del tavolo.
Si fa la classifica dei successi e delle sventure.
Qualcuno mostra la foto dei figli già grandi
qualcun’altro la foto di gruppo del ’75
e fa il confronto tra ora ed allora
o conta gli assenti e i dispersi.

Che cosa proviamo ad incontrarci?
Gioia no, forse dolore…
Non è una sensazione sola.
Un dolceamaro sapore
ci corre giú nella gola

Enrico Testa (Genova, 1956), da Ablativo (Einaudi, 2013)