lunedì 9 gennaio 2017

Maurilia


A Maurilia, il viaggiatore è invitato a visitare la città e nello stesso tempo a osservare certe vecchie cartoline illustrate che la rappresentano com'era prima: la stessa identica piazza con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi. Per non deludere gli abitanti occorre che il viaggiatore lodi la città nelle cartoline e la preferisca a quella presente, avendo però cura di contenere il suo rammarico per i cambiamenti entro regole precise: riconoscendo che la magnificenza e prosperità di Maurilia diventata metropoli, se confrontate con la vecchia Maurilia provinciale, non ripagano d'una certa grazia perduta, la quale può tuttavia essere goduta soltanto adesso nelle vecchie cartoline mentre prima, con la Maurilia provinciale sotto gli occhi, di grazioso non ci si vedeva proprio nulla, e men che meno ce lo si vedrebbe oggi, se Maurilia fosse rimasta tale e quale, e che comunque la metropoli ha questa attrattiva in più, che attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a quella che era.

Guardatevi dal dir loro che talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l'accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei. E' vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori degli antichi, dato che non esiste tra loro alcun rapporto, così come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com'era, ma un'altra città che per caso si chiamava Maurilia come questa.

Italo Calvino, Le città invisibili

riflesso, riflettente

riflesso, riflettente
continuare a credere che anche il tacchino vola
il ritmo del dolore l'accento della libertà
trapassiamo direttamente dalla meccanicità del corpo alla falsità del linguaggio
ho bisogno di sfondare le pareti del me
la cicatrice è un segno, un apertura nella pelle
necessario è tendere
ogni figura, luogo e circostanza appare di sorpresa balzando fuori a un tratto
scegliamo sempre dei calzari, mai gli spazi aperti a piedi nudi
possesso della propria giovinezza
l’ora di parlare concretamente
dominandola, piuttosto che facendosi catturare
punto di non-stile
pensa per figure, inventa un concetto
amico del concetto, in potenza
sensibilia
lavora in potenza
concetto, non consenso
che l’essente sia
non servire a nulla
simulacro
rapporto tra concetto ed evento
promozione
libera attività creatrice
moltitudine
globalizzazione
sorvolo a velocità infinita
una molteplicità composta da un certo numero di variazioni intensive
percorse da un punto in stato di sorvolo
mutazioni, metamorfosi, visioni


luciopicca

venerdì 6 gennaio 2017

vero



Oh infinita vanitá
del vero!




Zibaldone, 69
Giacomo Leopardi

...crediamo

(...)


...quello che noi crediamo
del mondo è solamente
degli uomini.






Zibaldone, 55
Giacomo Leopardi

giovedì 5 gennaio 2017

Illusioni

(...)


E la ragione, facendo naturalmente amici
dell'utile proprio e togliendo le illusioni
che ci legano gli uni agli altri, scioglie
assolutamente la società, e inferocisce
le persone.




Zidaldone -22-, G. Leopardi

martedì 3 gennaio 2017

Poiesis

(...)


Ma io dico che tutt'altro potrá essere
contemporaneo, fuorché la poesia.
Come può il poeta
adoperare il linguaggio?
Le illusioni son tutte svanite,
le passioni estinte.


(...)


Non si son mai veduti de' vecchi ritornar
fanciulli di mente.




Giacomo Leopardi
Tutto è nulla.

domenica 1 gennaio 2017

Inno ad Arimane

Ad Arimane

Re delle cose, autor del mondo, arcana
malvagità, sommo potere e somma
intelligenza, eterno
dator de' mali e reggitor del moto,

io non so se questo ti faccia felice, ma mira e godi ecc. contemplando eternam. ec.

produzione e distruzione ec. per uccider partorisce ec. sistema del mondo, tutto patiem. Natura è come un bambino che disfa subito il fatto. Vecchiezza. Noia o passioni piene di dolore e di disperazioni: amore.

I selvaggi e le tribù primitive, sotto diverse forme, non riconoscono che te. Ma i popoli civili ec. te con diversi nomi il volgo appella Fato, natura e Dio. Ma tu sei Arimane, tu quello che ec.

E il mondo civile ti invoca.
Taccio le tempeste, le pesti ec. tuoi doni, che altro non sai donare. Tu dai gli ardori e i ghiacci.

E il mondo delira cercando nuovi ordini e leggi e spera perfezione. Ma l'opra tua rimane immutabile, perché p. natura dell'uomo sempre regneranno L'ardimento e l'inganno, e la sincerità e la modestia resteranno indietro, e la fortuna sarà nemica al valore, e il merito non sarà buono a farsi largo, e il giusto e il debole sarà oppresso ec. ec.

Vivi, Arimane e trionfi, e sempre trionferai.
Invidia dagli antichi attribuita agli dei verso gli uomini.
Animali destinati in cibo. Serpente Boa. Nume pietoso ec.

Perché, dio del male, hai tu posto nella vita qualche apparenza di piacere? l'amore?… per travagliarci col desiderio, col confronto degli altri e del tempo nostro passato ec.?

Io non so se tu ami le lodi o le bestemmie ec. Tua lode sarà il pianto, testimonio del nostro patire. Pianto da me per certo Tu non avrai: ben mille volte dal mio labbro il tuo nome maledetto sarà ec.

Ma io non mi rassegnerò ec.

Se mai grazia fu chiesta ad Arimane ec. concedimi ch'io non passi il 7° lustro. Io sono stato, vivendo, il tuo maggior predicatore ec. l'apostolo della tua religione. Ricompensami. Non ti chiedo nessuno di quelli che il mondo chiama beni: ti chiedo quello che è creduto il massimo de' mali, la morte (non ti chiedo ricchezze ec. non amore, sola causa degna di vivere ec.).  Non posso, non posso più della vita.

Giacomo Leopardi

(1833)