sabato 14 febbraio 2026

...si pronuncia nì

 La logica è un prodotto


si pronuncia nì.


Vincenzo Agnetti in Machiavelli 30, Ugo Guanda, 1978, p. 17


La Macchina drogata versus l'arte programmata e la poesia visiva


Ottobre 1969. Uno spazio stretto tra due pareti: una inclinata di quarantacinque gradi, su cui sono appesi vari materiali (un quadro con delle sequenze di lettere, una fotografia e tre pannelli neri con un testo); l'altra verticale, con altri quadri con lettere. Una volta percorso questa sorta di corridoio si giunge a una piccola rampa che introduce a un cubicolo chiuso da una tenda nera. Entrando ci si trova davanti, su un parallelepipedo, illuminata da un faretto basso, una calcolatrice pronta all'uso, una Divisumma MC14 della Olivetti. Negli anni del secondo dopoguerra, è la calcolatrice per eccellenza. Elettromeccanica, automatica, scrivente, pro-dotta dal 1948 al 1956, su progetto meccanico di Natale Capellaro e design di Marcello Nizzoli, si tratta del primo dispositivo in grado di esegui-re automaticamente la divisione (Pacchioli, Salvetti, 2002): una vera rivoluzione nel settore delle macchine da calcolo, ma la calcolatrice messa in scena è stata alterata. Se si battono le dita sui tasti, in un concerto di suoni meccanici, ci si accorge che il rullo non riporta le operazioni battute: il risultato è un altro. I numeri di undici delle quattordici barre per l'impressione dei caratteri sono sostituiti da lettere seguendo una combinazione tale da creare dei testi fatti di vocali e consonanti accostate, documenti leggibili, talvolta significanti, oggetti dotati di una propria autonomia estetica. Si tratta de La Macchina drogata di Vincenzo Agnetti

logica - agnetti

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atto di violenza - vincenzo agnetti

 “Un concetto deve inevitabilmente fare testo, altrimenti non funziona. Ora si possono costruire anche altri oggetti dal valore concettuale, diversi da un quadro scritto, ma è facile che restino cose fine a se stesse per chi non è specificamente introdotto in tutto il meccanismo che le ha motivate. Chi guarda un lavoro del genere, prima di recepire il messaggio, subisce un atto di violenza mentale; successivamente cerca di approfondire, di andare più avanti e giungere a delle conclusioni. Ed è questo, per me l’unico modo per ottenere che il visitatore seguiti a vederla anche dopo essere uscito dalla galleria”. 

Vincenzo Agnetti 

spazio, territorio - vincenzo agnetti

 a) La scoperta del territorio con i suoi limiti e le delimitazioni ha occultato il concetto di spazio.

b) I territori nel territorio, cioè le superfici territoriali hanno a loro volta esaltato la relatività mondana (circondario terrestre).

c) La misura dei vari territori ha imposto la territorialità: metri quadrati, minerali, coltivazioni, possedimenti, inquinamenti.

d) L’analisi di A, B, e C dimostra che occorrono secoli per scoprire leggi e conformazioni. A, B e C dimostrano inoltre che occorrono altrettanti secoli per liberarci dagli strumenti e dalle discipline che hanno dato un senso alle scoperte stesse.

e) La cultura individua i lati negativi delle scoperte e opera una cancellatura forzata che si aggiunge a quella dell’usura che determina il superamento della concettualità. Detta cancellatura implica però una neocultura che strumentalizza la negazione.

f) Solo il tempo può recuperare lo spazio. In tal modo la cultura si perde nel tempo per cedersi come acquisizione nel patrimonio genetico. In un certo senso si tratterebbe di una metacultura basata sulla cultura attuale quasi dimenticata a memoria.

g) Con il recupero dello spazio la cultura sarà completamente dimenticata a memoria.

h) L’equivalente della memoria sarà l’indifferenza totale verso i punti A, B, C, D, E, F, G e H.

Vincenzo Agnetti

vincenzo agnetti - sapere, assoggettare

“Cara Françoise,

io considero la teoria un linguaggio dove concetti, deduzioni e leggi formano la struttura intrinseca paragonabile a quella delle parole nel linguaggio comune. Diagrammi e proposizioni diventano linguaggio come mezzi veri e propri di linguaggi.Questi lavori io li chiamo cliché e rappresentano la matrice contenutistica di una analisi ridotta ai minimi termini. Da un presupposto teorico costruisco un discorso di una o più cartelle scritte. Poi per mezzo di una decantazione logica sintetizzo in assioma tutto il contenuto emerso. La mostra che sto preparando vuole dimostrare come il desiderio di sapere e assoggettare ci ha fatto perdere il contatto con lo spazio; ci ha insomma tolto il privilegio di essere al tempo stesso abitanti e parte dello spazio. Infatti, individuato il territorio, abbiamo perso di vista il contenitore diretto del territorio, cioè l’atmosfera spaziale. Poi abbiamo notato che il territorio a sua vita è divisibile in tante parti. Abbiamo misurato, analizzato queste parti dando origine a quelle differenziazioni che stanno alla base dei conflitti. Di pari passo la cultura ha seguito i nostri interessi; tutta una cultura che è diventata retaggio e che richiede tempo per superare la propria statica interessata. È pertanto prevedibile che nel tempo la cultura entri a far parte del nostro patrimonio genetico: ovviamente si tratterà di una cultura puramente oggettiva. Allora senza impedimenti ritroveremo nella memoria liberata lo spazio primitivo e con esso l’indifferenza verso la cultura per la cultura e le cose per le cose. Per arrivare a questo saremo facilitati dal comportamento perché in fondo il comportamento non è altro che la realtà partecipe di ogni singolo da quel tanto che ha a tutto ciò che può e conclude”.

Vincenzo Agnetti

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