La logica è un prodotto
si pronuncia nì.
Vincenzo Agnetti in Machiavelli 30, Ugo Guanda, 1978, p. 17
La Macchina drogata versus l'arte programmata e la poesia visiva
Ottobre 1969. Uno spazio stretto tra due pareti: una inclinata di quarantacinque gradi, su cui sono appesi vari materiali (un quadro con delle sequenze di lettere, una fotografia e tre pannelli neri con un testo); l'altra verticale, con altri quadri con lettere. Una volta percorso questa sorta di corridoio si giunge a una piccola rampa che introduce a un cubicolo chiuso da una tenda nera. Entrando ci si trova davanti, su un parallelepipedo, illuminata da un faretto basso, una calcolatrice pronta all'uso, una Divisumma MC14 della Olivetti. Negli anni del secondo dopoguerra, è la calcolatrice per eccellenza. Elettromeccanica, automatica, scrivente, pro-dotta dal 1948 al 1956, su progetto meccanico di Natale Capellaro e design di Marcello Nizzoli, si tratta del primo dispositivo in grado di esegui-re automaticamente la divisione (Pacchioli, Salvetti, 2002): una vera rivoluzione nel settore delle macchine da calcolo, ma la calcolatrice messa in scena è stata alterata. Se si battono le dita sui tasti, in un concerto di suoni meccanici, ci si accorge che il rullo non riporta le operazioni battute: il risultato è un altro. I numeri di undici delle quattordici barre per l'impressione dei caratteri sono sostituiti da lettere seguendo una combinazione tale da creare dei testi fatti di vocali e consonanti accostate, documenti leggibili, talvolta significanti, oggetti dotati di una propria autonomia estetica. Si tratta de La Macchina drogata di Vincenzo Agnetti
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