martedì 20 dicembre 2016

Giro superficiale


foto:
http://www.thebasiceye.com/galleries.html







Giro superficiale.

Ho scelto due foto, la bicicletta e i pesci.
Una finitudine, in entrambi i casi.

Cosa ne è stato prima?
La bici funzionava, veniva utilizzata, poi non più.
Abbandonata al palo, depredata e malconciata.

I pesci appesi, essiccati.
Verranno mangiati e digeriti.

Hanno speso energie, ora sono finiti.

Le foto rimarranno, gireranno nei mendri della rete, archiviate nelle memorie, negli hard disk.
Qualcuno spenderà due righe, altri le -scrolleranno- velocemente.

Nel -nuovomondo-  la finitudine è immediata!

luciopicca



Otto Dix

Sylvia von Harden – Otto Dix – 1926

 

Repubblica di Weimar, a due passi dal baratro.
La giornalista (Sylvia) è ritratta coi connotati borghesi, vestito ricercato, bocchino, monocolo.

 

Due passi, piccoli camminamenti mattutini, slanci, tentativi speculari.

Marocchino e ciambella.
Buona!
Con lo zucchero.
L’omino scarabocchia una croce sul mio abbonamento-colazione, dieci colazioni diciotto euro: brioche e marocco.

Un cartoncino verde con su scritto: Torrefazione – Caffe` miscela Picchio – Abbonamento – Dieci quadratini numerati. 
Ne sono rimasti solo due liberi: il sette e l’otto.

L’omino non ha rispettato l’ordine numerico, oblitera a caso, il primo quadratino che gli capita: zacchete!
I quadratini sette e otto sono liberi.
Non sono quadratini, sono rettangolini.

Scarabocchia con la penna, l’omino segna il consumo della mia colazione dicendo: fatto!

 -Ho servito il marocchino e la brioche al cliente, è soddisfatto, segno su carta il suo consumo avvenuto-.

Penso alle mie letture serali: Eros e civiltà` di Herbert Marcuse.

Principio del piacere.
Principio della realtà.
Principio della prestazione.

Navigo con la mia mente, il mio approccio naïf.
Il mio libero camminamento.

Il piacere è ontologico, appartiene a noi.
E` interno, non classificabile, ne eticamente gestibile.

La realtà è un macigno, pesante e gravoso, fardellante, fardellato è spropositato.
Atrofizza e distrugge l’ontologico.
E` schiavo di un’etica, quasi mai scritta.
Vive di regole, si ciba del nulla, parla dall’alto.
E` un abito vuoto.
E` inesistente, eppure esiste.

La prestazione è l’uso cognitivo della ragione.
Il calcolo, l’empirico portato a legge.
Binario!
Misura la produzione,  tende al consumo, mangia (anch’esso) l’ontologico.

Il piacere è accerchiato, colpito continuamente.
Sopravvive ai colpi.

Guardo il dipinto di Otto Dix.
Ad un passo dal baratro, dall’inizio della nefandezza nazionalsocialista di Hitler.

Guarda: quando poco piacere sappiamo seguire, e come siamo storti, imbellettati!

luciopicca


mercoledì 14 dicembre 2016

Poema al Che


Poema al Che - Juan Carlos Biondini /Canzone Per Il Che -Francesco Guccini

 

La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.

Il testo della canzone è stato tratto da Juan Carlos “Flaco” Biondini (coautore e chitarrista di Francesco Guccini ) da un poema del 1968 di Manuel Vàzquez Montalbàn (scrittore e poeta spagnolo) ed è basato su parole dello stesso Guevara.

 

Poema al Che - Juan Carlos “Flaco” Biondini

 

Un pueblo puede liberarse a sí mismo pese a su jaulas de animales electrodomésticos en la vanguardia de América debemos hacer sacrificios por el camino lento de la plena libertad y si el revolucionario non tieno otro descanso que su muerte que renuncie al descanso y sobreviva que nada o nandie lo detenga siquiera por un istante de beso o por algún calor de piel o prebenda. Los hechos de la conciencia interesan tanto como la perfección de un resultado luchamos contre la miseria pero al mismo tiempo contra la enajenación. Dejenme decliro el revolucionario verdadero está guiado por grandes sentimientos de amore tiene hijos que non aprenden a llamarlo mujeres que hacen parte de su sacrificio sus amigos son sus compañeros de la revolución. Adiós viejos ésta es la definitiva no lo busco pero está dentro el cálculo adiós Fidel, ésta es la definitiva bajo los cielo de la gran patria del Bolívar la luna de Higueras es la luna de Playa Girón. Soy un revolucionario cubano Soy un revolucionario de América Señor coronel soy Ernesto el Che Guevara dispare saré tan útil muerto como vivo.

 

Canzone Per Il Che -Francesco Guccini

 

Un popolo può liberare se stesso dalle sue gabbie di animali elettrodomestici ma all’avanguardia d’America dobbiamo fare dei sacrifici verso il cammino lento della piena libertà. e se il rivoluzionario non trova altro riposo che la morte, che rinunci al riposo e sopravviva; niente o nessuno lo trattenga, anche per il momento di un bacio o per qualche calore di pelle o prebenda. I problemi di coscienza interessano tanto quanto la piena perfezione di un risultato lottiamo contro la miseria ma allo stesso tempo contro la sopraffazione Lasciate che lo dica mai l rivoluzionario quando è vero è guidato da un grande sentimento d’amore, ha dei figli che non riescono a chiamarlo, mogli che fan parte di quel sacrificio, suoi amici sono “compañeros de revolucion”. Addio vecchi, oggi è il giorno conclusivo; non lo cerco, ma è già tutto nel mio calcolo. Addio Fidel, oggi è l’atto conclusivo; sotto il mio cielo, nella gran patria di Bolìvar la luna de Higueras è la luna de Playa Giron. Sono un rivoluzionario cubano. Sono un rivoluzionario d’America. Signor Colonnello, sono Ernesto, il “Che” Guevara. Mi spari, tanto sarò utile da morto come da vivo.

 

A Ernesto Che Guevara "Ti ho conosciuto bambino lì, in quella terra di Cordoba argentina mentre giocavi tra i pioppi e il granturco, le mucche delle vecchie fattorie, i braccianti ...

Non ti ho più rivisto, finché un giorno seppi che eri luce insanguinata, il nord, quella stella che ogni attimo bisogna guardare per sapere dove ci troviamo". (Rafael Alberti)

 

Non amo le icone.

Non amo il CHE.

Mi piace Ernesto Guevara, il laureando in medicina che girovagava sulla poderosa in America Latina.

Aveva un sogno, lo seguiva, lo inseguiva.

Era taciturno, leggeva molto, era poetico.

Anche violento!

Violento contro l’establishement occidentale, statunitense in particolare.

Si caricava dei problemi dei poveri, dei poveri di strumenti, di risorse, non solo economici.

Percepiva verità rivelate.

Il suo amico Fidel gestiva, e ci sapeva fare, verità evidenti.

Guevara voleva essere libero, scacciò Batista da Cuba, via gli americani.

Fidel si accordò con l’URSS.

-No, cazzo!

Disse Ernesto, - dobbiamo essere liberi, non voglio l’URSS.

Scappò, tradito dal suo amico.

Ebbe a dire – Nè con Fidel, nè senza Fidel!

La parte finale l’aggiunse, secondo me, per dovere, per riconoscimento.

 

Poco più che quarantenne fu ucciso.

Credo lo cercasse.

Fu un suicidio per mani altrui!

 

L’agente americano che lo uccise, porta ancora oggi nel calcio della sua pistola, dei suoi capelli.

Dei cappelli di Guevara – come trofeo.

 

Trofeo del cazzo!

Uccidere non è mai lecito!

 

Guevara uccideva, procurava dolore – questo non mi piace

Il suo animo, credo fosse nobile, mi piace pensarlo.

Era asmatico, aveva continue crisi.

Non era povero, la sua famiglia era benestante.

Sua madre era rivoluzionaria!

Nelle idee.

Insegnò al figlio lo stupore dei desideri!

Mise in campo le velleità, fu un credente laico, un illuso

E poi

Un disilluso.

Tentò di liberare perfino i paesi africani – non ci fu verso – troppe tribù

 

La sua opera è nell’incipit e nella capitolazione.

Non nel mezzo.

La parte intermedia fu sfruttata da Fidel.

Pragmatico, concreto e dittatore.

 

Cuba è un paese che mi attrae.

La sua musica, e la sua musicalità.

 

La gente cerca, vuole, il lettore CD.

I cubani di oggi vogliono possedere le cazzate del nostro mondo occidentale.

Se ne accorgeranno presto.

Vedranno in poco tempo il nostro vuoto!

 

…Nè con Fidel, nè senza Fidel…

 

 

luciopicca

 

 

PS: Per favore non fatemi vedere, sempre, quella foto ICONA del CHE.

Mi sta sui coglioni!

Balocchiamo


Balocchiamo
Ci fa un gran bene

Il reale è un concetto soggettivo.
La maturità è una necessità che nutre bisogni.

Mi siedo per terra, mi rotolo a terra.
Siamo sdraiati sul pavimento, non c’è soffitto.

I nostri occhi conficcatti, dritti, nel cielo – senza ostacoli.
Cerco la tua mano, voglio un contatto – stringi le mie dita.

Non so dove siamo, ne che cosa fanno gli altri là fuori.

Rotoliamo nel nostro prato, stordendoci.

Ci fa un gran bene: BALOCCHIAMO!

luciopicca



mercoledì 23 novembre 2016

C'è un vecchio in tutú


C'è un vecchio in tutù

C'è un vecchio in tutù
Sulla strada, c'è un vecchio
Il suo vestito è un tutù
Un tutù bianco

Sulla strada mediana
Asfalto nero
Sabbia desertica

C'è un deserto diviso
Diviso dal nero
Nero petrolio
Bituminoso

C'è un vecchio in tutù
C'è un vecchio in tutù
In mezzo al deserto

Pigola, pigola la gallina
Mangiando
Sotto l'ombra del tutù

Bituminosa via

Spezza la sabbia
Spezza il deserto
Deserto spezzato dal vecchio in tutù

Sulla strada pigola
Pigola
La gallina!
 
luciopicca




mercoledì 9 novembre 2016

La caverna dell'antimateria


La Caverna dell'antimateria di Pinot Gallizio

Caverna dell’Antimateria’: ” 1) Einstein ideò la materia ed il suo enigma come una scatola chiusa. L’uomo cercando di rubare il segreto tentò e tenta dall’esterno di stabilire uno schema, un immagine, un disegno, una forma, una struttura che gli serva a penetrare nella scatola, ma poi si accorge che nella scatola non può entrare che il segreto non lo ha carpito, e che tutto il lavoro che ha fatto si è trasformato in progresso portandogli solo un’infinita noia
. 2) Io al contrario m’immagino di trovarmi di già nella scatola magica e come un poliziotto indagare, cercare, scoprire in un’intimità stravagante l’immane segreto, ben sapendo che non ne uscirò. Ma se riuscissi a uccidere la noia?”

venerdì 28 ottobre 2016

La gloria di un uomo

La gloria di un uomo, come la sua credibilità e la sua ricchezza (…) sono forme di “quantità” sociali. Sarebbe interessante se, attraverso qualche ingegnosa statistica, potessimo ottenere una misurazione di questa singola quantità per ogni tipo di celebrità. Il bisogno di un gloriometro è sentito con una certa chiarezza dal momento che si stanno moltiplicando forme di popolarità di ogni tipo e che, nonostante il suo carattere effimero, la fama permette di acquisire un formidabile potere, comportandosi come una merce per la persona che la possiede, mentre per la società è un’illuminazione e una fonte di fede (…) La Fama è una componente della gloria; può essere misurata dal numero degli individui che sono a conoscenza dell’esistenza di un uomo o delle sue gesta. Ma l’ammirazione, una componente non meno essenziale, è una qualità molto più difficile da misurare. Dovremmo metterci a contare il numero degli ammiratori, per poter calcolare l’intensità della loro ammirazione e inoltre tenere in conto il differente valore sociale dei singoli ammiratori.
(Gabriel Tarde, Psicologia Economica, 1902, pp. 70-71).