venerdì 13 maggio 2022

Innocenza

 Innocenza, innocenza, condizione del cielo!

Solo nell’ignoto saremo

festeggiati, nutriti. Ritualmente. L’ignoto,

rifugio a cui ci scagliamo. Perché

seppure, privi di paracadute, saremo

piatti contro la terra, non sarà più la stessa terra

che lasciammo per il volo. Cercando che? Non c’era nulla

lassù. Né è più l’ignoto, ora. Eppure mai

conoscemmo la terra come abbattuti, rotti

contro di lei. Dall’alto noi cadiamo, innocenti,

verso le nostre morti.


William Carlos Williams

Cerca il nulla

 Cerca il nulla

sbaraglia tutto


l’N di tutte le

equazioni


quella roccia, il vuoto,

che la sostiene


una volta strappato via –

la roccia è


la loro caduta. Cerca

quel nulla


che sta oltre ogni

visione


la morte di ogni cosa

che sta oltre


ogni essere

…La memoria è una specie

di realizzazione

una specie di rinnovamento

e anche

un’iniziazione, giacché gli spazi da lei aperti sono

nuove terre

abitate da orde

prima inavvertite,

di nuove specie –

…un mondo perduto

un mondo insospettato

accenna a nuove terre

né v’è bianchezza (perduta) tanto bianco quanto

il ricordo della bianchezza.


William Carlos Williams

Contatti

 Contatti - Umberto Fiori


Lo vedi come sono

storto, contratto? Lo vedi questo piede,

quando mi siedo, come lo metto?

È tutto per lo sforzo, in tanti anni,

di non urtare le persone. Stretto

contro un sedile, dentro l’autobus pieno,

stare a posto, evitare

coi miei vicini

persino il minimo contatto.

Sulle panchine delle sale d’aspetto

o in treno, in corridoio, era una pena

ogni momento sentire sfiorarsi il buio

del mio ginocchio e del loro.

Ore e ore, giornate intere:

uno di fianco all’altro

stavamo, come i gusti del gelato

nel bar della stazione.

Di vero tra noi, di giusto,

lo spazio di due dita

era rimasto.


(da Tutti, 1998)

Di guardia - Umberto Fiori

 Di guardia - Umberto Fiori


Mi conoscono bene, hanno ragione:

io sono come un cane,

una di quelle bestie nere che dormono

intorno ai capannoni industriali

e se passi, si avventano di colpo

sulla rete metallica

e più gli dici “Buono!”, più si sgolano.

Adesso, chi li consola?

Finché non hai girato l’angolo

gli bolle il sangue. Tirano tutti sordi.

Scoprono i denti, mordono

anche il filo spinato; ma sono gli occhi

che fanno più paura: sereni

e puri come quelli di un neonato

o di una statua.

Hanno imparato il compito: questo recinto

tenerlo sgombro. Sia senso del dovere

o invece solo istinto, non ti commuove

almeno per un attimo

la scena che -loro- sempre, tutta la vita,

li fa smaniare, li esalta

e li avvelena?

Io, per me, lo capisco

meglio di tutti gli altri che ho mai sentito,

questo discorso.

La riconosco bene la voce

fanatica, che sbraita per difendere

-così, alla cieca, per pura gelosia-

l’angolo dove l’hanno incatenata.

Tu non sai che cos’è, stare di guardia,

in ogni odore

sentire una minaccia

a quei tre metri di terreno,

urlare in faccia al mondo intero

fino a perdere il fiato, e non sapere

cosa c’è da salvare, a che cosa

veramente si tiene.


(da Chiarimenti, 1995)

Apparizione

 Umberto Fiori


Apparizione


Alte sopra la tangenziale, chiare,

due case con in mezzo un capannone.

È questa l’apparizione,

ma non c’è niente da annunciare.


Eppure solo a vederli

là fermi, diritti davanti al sole,

i muri ti consolano

più di qualsiasi parola.


Cancellate, ringhiere,

scale, colonne, cornicioni:

ha l’aria, tutto, come se qualcuno

dovesse veramente rimanere.

giovedì 12 maggio 2022

Mars

 Mars

          salut printemps
         en fleurs nous nous ruinerons
comme vieillard couché dans son lit d’enfance
la chambre et la nuit répéteront sa tombe
en train de rédiger un poème à l’imitation de soi
au matin les tulipes ouvertes
j’ai donné mes biens 
ne hante plus la femme
j’attends le mieux,
finir ses jours

Jude StefanÀ la vieille Parque précédé de Libères, poésie (Gallimard, 1989).

Marzo

salve primavera
in fiore noi ci rovineremo
come un vecchio disteso nel suo letto d’infanzia
la camera e la notte ripeteranno la sua tomba
redigendo un poema a imitazione di sé
al mattino i tulipani aperti
ho donato i miei beni
la donna più non ossessiona
attendo il meglio,
finire i propri giorni

(tr.. it. di. Italo Testa)

ed è mio il silenzio, mia questa paura

 ed è mio il silenzio, mia questa paura,

tu non tremi, tu ti offri, ti esponi
a questo aspettare, a labbra aperte
sempre più mio il taglio, sempre più pura
la ferita si allarga, non è violenta
la voglio così, la voglio tutta,
portala come un ricamo di sangue
come la luce stampata sui balconi:
e poi saranno gli altri a contarci, a dire
che bastava guardarsi, aver taciuto
nel momento esatto, fermi a ripetere
mentalmente il canto, l’elenco dei vivi:
ma tu ti muovi, non lasci scampo, offri
tutto con un solo gesto, senza rete
provi ogni passo, tenti ogni cosa e ancora
è mio il silenzio, è mia questa paura.

Italo Testa (Castell’Arquato, 1972), da La divisione della gioia (Transeuropa, 2010)