giovedì 22 dicembre 2016
Io è un altro
Arthur Rimbaud
« Car JE est un autre. Si le cuivre s'éveille clairon, il n'y a rien de sa faute. »
« Io è un altro. Se l'ottone si desta tromba, non è certo per colpa sua. »
« Il poeta si fa veggente mediante una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, egli esaurisce in lui tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura dove egli ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovraumana, dove egli diventa fra tutti il grande malato, il grande criminale, il grande maledetto, - e il supremo Sapiente! - Poiché egli arriva all'ignoto! dopo che ha coltivato la sua anima, già ricca, più di chiunque altro! Arriva all'ignoto, e seppure, impazzito, finirà per perdere l'intelligenza delle sue visioni, egli le ha viste! Che crepi nel suo salto verso le cose inaudite e innumerabili: verranno altri orribili lavoratori; cominceranno dagli orizzonti dove l'altro s'è accasciato! »
bilico
bilico
omologazione culturale prodotta dalle modalità di funzionamento dei social networkfunzionamento finalizzato agli interessi delle grandi imprese che controllano
prima fase di sviluppo del sistema capitalistico, recintare i territori che in precedenza erano liberamente accessibili, stabilire la loro natura privata
mutare
lo sviluppo della monocultura si presenta, apparentemente, come il risultato di una libera scelta
oversight, suppression, supervisione, soppressione
sysop, amministratore
bureaucrat, steward, arbitration committee
ores, software
approdando alla contingenza, come la verità del mondo
la capacità dell’opera d’arte di elevare a unità il caos del reale, di dare a questo forma
totale assenza di ogni principio
l’impossibilità della forma di contenere in sé il dilagare della vita
dal consenso, dalla voce della maggioranza a cui il singolo individuo necessita di adattarsi mentre interpreta tale adattamento come sua libera scelta
proliferazione di punti di vista
proliferazione di opinioni non più riferentesi a modelli fissi
crisi del linguaggio e della capacità comunicativa
il pensiero è un gioco
il crollo dell’equazione fra forma e significato, fra segno e sostanza
mimesi della contingenza
c’è di più nell’immobile che nel mobile
la vita è una fluenza vittoriosa, senza dove, né come, né perché, e che va travolgendo le turate che noi tentiamo di farle con le nostre morali
gli altri uomini hanno sempre avuto bisogno, per vivere, di appoggiarsi a qualche cosa che fosse ferma e stabile, gli uni si sono appoggiati a dio, gli altri alla ragione che è un’altra sorta di dio, altri infine al dovere sociale, io do un calcio a tutte le basi, butto via tutti i puntelli e resto solo, in bilico su un filo di ragno, sopra un abisso buio, ed io sono felice, come l’essere e il non essere si risolvono nel divenire, in un flusso rapace di gioia, soffici
luciopicca
Isidora
Isidora - Colleen Corradi Brannigan
ISIDORA - Italo Calvino
All'uomo che cavalca lungamente
per terreni selvatici viene desiderio d'una città. Finalmente giunge a Isidora,
città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine,
dove si fabbricano a regola d'arte cannocchiali e violini, dove quando il
forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte
dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli scommettitori. A tutte queste
cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei
suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a
Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c'è il muretto dei vecchi che guardano
passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già
ricordi.
Diomira
Diomira - Isabella Angelantoni Geiger
DIOMIRA - Italo Calvino
Partendosi di là e andando
tre giornate verso levante, l'uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole
d'argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un
teatro di cristallo, un gallo d'oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte
queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre
città. Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre,
quando le giornate s'accorciano e le lampade multicolori s'accendono tutte
insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna
grida: uh!, gli viene da invidiare quelli che ora pensano d'aver già vissuto una
sera uguale a questa e d'esser stati quella volta felici.
mercoledì 21 dicembre 2016
Miedo
Miedo
Inondato di colore!
Ho cliccato il sito, ho navigato, ho scelto d’istinto.
La mia pancia è migliore della mia testa, non amo le –sinapsi-.
Ho salvato sul mio computer: Tecnica-mista-(60X80)-Miedo.
Angoscia.
Amo Francis Bacon, la carne sanguinante, l’urlo del Papa Innocenzo X.
C’è più colore in –Miedo-.
Miedo mi ricorda Bacon.
Non a tutti si può dare la mano, a qualcuno si deva dare la zampa, dotata
di artigli.
Ho chiesto aiuto a Nietzsche, mi
piace il graffio, e la possibilità di sanguinare, proprio perchè non
sanguiniamo più.
Volo –jazzando-, seguendo il ritmo dei tasti
schiacciati dalle mie dita.
Qualcuno aveva immaginato una enorme tastiera da
computer, morbida come una coperta, distesa su tutta Milano. Le persone,
camminandoci sopra, avrebbero schiacciato i tasti delle lettere, si sarebbe
potuto comporre un testo, incompresibile!
Distruggete le etiche, senza crearne di
nuove.
Ho scelto poi la foto numero quattro:
C’è una barriera, in primo piamo, è di legno.
Ci sono delle sedie, una in plastica, l’altra in legno scrostato.
Non credo che oltrepasserò la barriera.
Fermo il mio sguardo sullo scrostato della sedia di legno.
Un mio scatto:
luciopicca
Ero un bambino
[…]
ero un bambino
con bocca grande e grandi occhi ***
che correvano
ovunque per comprendere il mondo
…
il bambino non
capisce perché deve soffrire
piange a gola
spiegata per gridare la sua sciagura
ma la minima
idiozia ugualmente lo fa sorridere
j'étais un gosse à
grosse bouche et grands yeux ***
qui se jetaient
partout pour comprendre le monde
…
l’enfant ne
comprend pas pourquoi il doit souffrir
il pleure à gorge déployée pour crier son malheur
mais la moindre
bêtise aussi le fait sourire
william cliff
appiccico e incollo, tendo al mio filo conduttore.
-il mio orologio va venti minuti indietro, si festeggia
l’arrivo del natale alzando i bicchieri, sono le ore ventiquattro del
ventiquattro dicembre duemilanove.
-il mio orologio è indietro, non arriverà alle
ventiquattro, rifiuta il natale.
navigo sulle onde sintetiche, trovo sabaudia e scrivo
volutamente minuscolo, senza maiuscole.
pier paolo sulle dune che videro me bambino, con mio
padre, sulla sabbia.
La
sera del 7 febbraio 1974 la Rai tv trasmise un nuovo, breve documentario della
serie “Io e…”, intitolato “Pasolini e … la forma della città”, a cura di Paolo
Brunatto. Nelle ultime immagini, mentre si chiudeva il documentario e dopo aver
camminato nervosamente tra le dune di Sabaudia, all’improvviso Pasolini si
fermò, esponendo alla telecamera il pallore di un volto sofferto e scavato, e
denunciando con assoluta sincerità e asciutta drammaticità, decisamente
inabituali per i telespettatori di allora (e di oggi) l’appiattimento
culturale, la devastazione estetica e l’imbarbarimento civile a cui ci avrebbe
inevitabilmente portato la società dei consumi concepita dalla repubblica
post-fascista e in generale da tutti i “regimi democratici” contemporanei.
ascolto, senza vedere:
-sento il mare
-la voce parlante, in qualche modo il 7 febbraio 1974 è
presente,
il processo, moderno, di archiviazione ci proietta,
saltando lo spazio-tempo, il momento sepolto e riascoltabile più volte –
presenza puntuale e sintetica.
-regime
-architettura
-metafisico-realistico
-esseri viventi completi, interi, pieni, nella loro umiltà
-città
-criminali
-gruppo
-ordinata
-radici
-provinciale, rustica, palaindustriale
-regime democratico
-acculturazione
-omologazione
-il potere della civiltà dei consumi riesce ad ottenere
perfettamente
-distruggendo le varie realtà particolari
-togliendo realtà ai vari modi di essere uomini
-talmente rapidamente
-incubo
-risvegliandosi, forse
-non c’ è più niente da fare!
guardo, senza ascoltare:
-scorrono le parole, piccole, non riesco a leggerle
-sulle dune in soprabito
-primo piano, volto scavato
-laguna
-grigio
-cittadina
-pianura
-il maglione è colorato sotto il soprabito scuro
-piazza
-orologio
-campanile
-movimento
-scatole
-solitudine
-persiane chiuse
mare,mare,mare…
-afono
-scapigliato
-zigomi sporgenti
-sofferente
-vento
il mio orologio è magico, per fortuna si rifiuta,
talvolta, di segnare il tempo.
lucio
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